Utonto-tecnico #2

31 agosto 2005

Il cliente chiama l’assistenza perché il gestionale non parte e fornisce una serie di stranissimi errori; personalmente in tre anni di vita del software non ho mai visto una tale serie di segnalazioni, per cui decido di andare fisicamente dal cliente.

L’ufficio è minuscolo, siamo alla fine di luglio e ci saranno minimo 35 gradi; almeno la ragazza è giovane e simpatica. Mi siedo al pc e noto che:

  • c’è una connessione ADSL con un modem usb gentilmente fornito da $provider_del_tronchetto
  • la connessione è condivisa tramite Windows XP con un altro pc in rete
  • non c’è traccia di firewall né antivirus, però c’è l’antispyware di Microsoft (??!!) (sicuro come entrare in un lebbrosario con la maglietta della salute)
  • non è solo il mio gestionale ad avere problemi, anche il resto non scherza: le finestre di errore/invio segnalazione appaiono mediamente ogni 20 secondi!

A questo punto mi sorge il dubbio: vuoi vedere che è qualche virus/trojan che ingolfa il tutto? Apro il task manager e, con sadica precisione, comincio a sterminare tutti i processi sospetti: dopo il trattamento il gestionale parte tranquillo e beato.

Provo a scaricare un antivirus, lo installo e faccio partire la scansione: dopo 30 secondi di lavoro l’antivirus sembra un cane antidroga all’aeroporto di Amsterdam, lampeggia, si agita, scodinzola… Houston, abbiamo un problema!

Dopo aver spiegato la situazione al cliente, la fanciulla decide di chiamare il tecnico che li segue; il tizio arriva in motorino dopo una mezz’ora, ha circa la mia età. Dopo i convenevoli del caso (in genere siamo persone di poche parole…), gli spiego la situazione: guarda che il pc è impestato di virus, Windows va in errore ogni 30 secondi, il gestionale non funziona, ecc. ecc. Concludo suggerendo umilmente che la soluzione più rapida sarebbe un backup/format/restore.

Nel mezzo del discorso, provo a gettare il sasso: “Scusa, ma come mai non c’è traccia di antivirus e firewall? È la tua religione che ti impedisce di installarli? E mettere un router al posto della condivisione e di quella specie di modem col nome di pesce che ricorda una sogliola investita da un camion e lanciata in una tanica di colore indefinito tendente all’azzurro?”
Risposta placida dell’utonto-tecnico: “Cosa ce lo metti a fare un antivirus? Tanto se vogliono entrare ci entrano lo stesso!” Nel piccolo ufficio risuona un toc (il rumore della mia mascella inferiore che incontra il pavimento).
Risposta che, purtroppo, ho tenuto per me: “Ok, la prossima volta che esci la porta di casa spalancata: tanto se un ladro deve entrare…”

Dopo questa perla di saggezza mi avvisa che ha trovato la soluzione miracolosa: “stacco il disco fisso, lo attacco al pc in ufficio e faccio la scansione con l’antivirus, poi lo riporto qui”. Il mio primo pensiero: allora non è la tua religione ad impedirti di usare un antivirus, oppure il pc del tuo ufficio è ateo!

Mi domando anche come farà ad aprire il case, visto che non vedo borse né attrezzi ma solo un cellulare ed una vespa: stavo già estraendo il mio cacciavite quando lo sento esclamare “Come sono intelligente! Non ho chiuso il case e non ho nemmeno fissato l’hard disk con una vite, così me lo posso portare via al volo.” Contento tu, la prossima volta do una botta ben assestata al case, faccio saltare fuori il disco fisso con i piattelli in rotazione e vediamo se sei ancora così contento! In ogni caso gli dico che il sistema è talmente compromesso che dubito basti una scansione.

Per concludere in bellezza la sua apparizione, l’omino si infila in tasca il disco fisso (??!!) e riparte sul motorino con cui era arrivato. Quando lo vedo partire in quel modo nella mia mente si accavallano strane immagini: cariche elettrostatiche, brusca frenata e hard disk che vola fuori dalla tasca ed atterra in mezzo allo stop dove verrà investito da un camion, backup incompleti e vecchi di settimane…

Fast forward di una settimana, richiama il cliente in ufficio: “Ciao F., il tecnico mi ha riportato il disco fisso ma quando entro nel programma mi dà ancora degli errori!” C.v.d. … dopo il rientro dalle vacanze il gestionale verrà installato su un pc fuori rete, scollegato da Internet.


Per curiosità oggi mi sono scaricato l’opuscolo dedicato alla sicurezza distribuito da Microsoft: per chi fosse interessato si tratta di ben 24 pagine disponibili a questo indirizzo (link diretto al pdf). L’impronta del testo è fondamentalmente commerciale, non tecnica. La prima parte, quella relativa al decalogo per la sicurezza, è scritta in modo chiaro e semplice: personalmente mi verrebbe voglia di farla leggere a tutti i clienti 🙁

Si arriva al capitolo sui costi della manutenzione e cominciano ad arrivare opinioni meno condivisibili:

La tecnologia Microsoft, a differenza di altre, per esempio di quelle open source, garantisce un costante livello di aggiornamento e da tempo gode di numerosi strumenti e canali di supporto. Non è affidata alla buona volontà di capaci programmatori che lavorano in maniera autonoma, ma regolarmente perfezionata dal lavoro di migliaia di ricercatori Microsoft attenti a mettere a disposizione delle imprese tutte le novità utili per rendere più sicuri i sistemi informativi e rispondere rapidamente alle esigenze di aggiornamento.

Bella l’idea di indorare la pillola parlando di “capaci programmatori”, ma il discorso non regge: personalmente credo che uno dei veri punti di forza dell’Open Source sia proprio la velocità di reazione e risoluzione dei bug.

Segue la solita storia sul TCO (Total Cost of Ownership), per cui il costo delle licenze rappresenta solo il 9% e non conviene investire tempo nell’Open Source.
Quello che so per certo è che:

  • nell’ultimo pc venduto il costo delle licenze rappresentava oltre il 40% del costo complessivo della macchina
  • la manutenzione software è necessaria a prescindere dal tipo di software utilizzato. Anzi, a voler guardare, usando Linux non dovrei preoccuparmi di virus, antivirus, antispyware, ecc. ecc.
  • la manutenzione hardware non dipende, se non in percentuale irrisoria, dal tipo di software utilizzato

Certo è che quel 40% di costo iniziale può essere utilizzato per investire in hardware migliore ed inevitabilmente più costoso: alimentatori, schede madri, dischi fissi in configurazione RAID, ram, ecc. ecc. .

Visto che non mi piace rimanere sul vago, diamo un esempio pratico considerando due pc; il prezzo indicato comprende un ipotetico ricarico da parte del venditore:
PC Microsoft, costo 775 €: Windows XP Professional OEM, Office XP SBE OEM, case anonimo con alimentatore incluso, MB Abit IS7, Pentium4 3Ghz, 512 Mb di Ram, Hd SATA 120GB, Ati 9250SE 128MB
PC Linux, costo 640 €: Linux, OpenOffice, case NZXT Trinity nero, alimentatore 400W, MB Abit IS7, Pentium4 3Ghz, 1 Gb di Ram, 2 Hd SATA 160GB raid1 software, Ati 9250SE 128MB
Risparmiando 130 € ho un case migliore, il doppio della Ram e volendo il doppio dello spazio di storage (non in questo caso considerata la configurazione raid1).

Dimenticavo: leggendo l’opuscolo ho scoperto che service pack è sostantivo femminile, “la Service Pack 2” 😉


Il prossimo notebook

28 agosto 2005

Ormai il notebook x86 comincia a dare segni di cedimento: è un piccolo Pentium III 900 Mhz con 384 Mb di Ram, schermo da 14” ed un disco fisso da 20 GB. Fondamentalmente lo utilizzo per modificare direttamente presso il cliente i software che realizzo, oppure per fare piccole modifiche a siti e grafica.

Dopo la decisione di Apple di passare ad Intel, ho deciso di attendere almeno la fine del 2006 per sostituirlo; tutto questo sperando di arrivarci alla fine del 2006, visto che il Toshiba in questione ha ben 5 anni di vita.

Sono curioso di vedere in che modo l’arrivo di Apple muoverà il settore dei notebook, peraltro già in fermento in questi ultimi anni: basti pensare che si trova un P4 con 512 MB di ram al supermercato a 600 euro! Sono ancora più curioso dopo aver visto questo filmato di un Sony Vaio in dual-boot Windows XP-Mac Os X: il boot del sistema operativo Apple è quasi più veloce di quello del mio PowerBook G4 1.5 Ghz 🙁

Se dovessi acquistare oggi un notebook credo che punterei su Dell, pur avendo la possibilità di acquistare altre marche con sconti da grossista (Acer, Toshiba, Asus, ecc. ecc.). Ecco un breve elenco delle caratteristiche considerando che, come direbbe Galeazzi, la leggerezza non è tutto nella vita:

  • modello Dell Latitude D810
  • processore Pentium M740 1.73 Ghz
  • opzione schermo 15.4″ WUXGA (1920×1200)
  • ram 1.0GB,533MHz DDR2 SDRAM (2x512MB)
  • opzione Batteria principale 9 CELL 80WHr
  • opzione 60GB (7,200rpm) Hard Drive
  • lettore Combo rimuovibile 8XDVD / 24XCD-RW
  • opzione Dell Wireless® 350 Bluetooth Module

L’unica cosa abbastanza assurda è l’assenza di prese FireWire integrate: nel prezzo iniziale è compresa una scheda Firewire PCMCIA.

Il notebook così configurato costa 1499 € iva esclusa (meno del PowerBook): il motivo fondamentale per cui sceglierei Dell, oltre alla possibilità di avere uno schermo con quella risoluzione, sono i 3 anni di garanzia NBD Onsite ( Next Business Day ), estendibili a 4 o 5 anni in fase di acquisto.


File OPML dei feed

26 agosto 2005

Per non affollare ulteriormente la barra laterale di collegamenti, già impegnata dalla barra di Google AdSense che mi renderà miliardario e Presidente del Consiglio nei prossimi sei mesi, ho deciso di mettere a disposizione un file OPML con tutti i link dei feed rss che seguo. A proposito, grazie all’anonimo utente che mi ha dato lo spunto 😉

Personalmente per leggere i feed RSS uso Firefox in combinazione con l’estensione Sage: questa estensione permette di seguire i feed rss attraverso un comodo pannello laterale e, tramite le opzioni, è possibile esportare o importare un file di tipo OPML.
Il funzionamento di Sage è molto semplice: si crea una cartella all’interno dei segnalibri, un segnalibro al feed rss che interessa all’interno di questa cartella e si impostano le preferenze di Sage per controllare i feed in questa posizione. Lo stato di letto/non letto degli articoli viene gestito sfruttando la cronologia del browser.

Ecco un link al file pseudotecnico.opml; appena ho un attimo di tempo vedrò di aggiungerlo anche alla barra laterale. Come noterete sono tutti blog tecnici legati ad Internet, Tecnologia, Web Design, a parte poche eccezioni.

Piccolo angolo dedicato alla fase shopping:

  • il monitor è arrivato: da paura!!!! Nei prossimi giorni le foto e la recensione
  • sono diventato un’Ikea addicted: adoro i set da scrivania!

Ho appena iniziato a leggere Stato di paura di Crichton e mi sembra un ottimo libro (come al solito).

Una piccola nota per il traduttore: “cavo ethernet non protetto” non ha molto senso, magari sarebbe meglio “cavo ethernet non schermato” 😉
Della serie documentarsi alle volte non farebbe male…


La notizie è apparsa ieri sul blog di Asa Dotzler, ripresa a sua volta dal blog di Chris Pederick, autore della splendida WebDeveloper ToolBar per Firefox: una simpatica società, AEVITA, ha preso l’estensione in questione e ne ha fatto un componente per Internet Explorer a pagamento, fregandosene beatamente di licenze ed affini (WebDeveloper è rilasciata sotto GPL).

La società in questione ha agito nel peggiore dei modi: hanno preso le icone originali dell’estensione e le hanno riutilizzate, si spera incorrendo in violazioni del Copyright visto che si tratta delle icone originali di Firefox; hanno usato la stessa struttura dell’estensione e, non contenti, hanno pure copiato pedissequamente pezzi della documentazione.

Asa Dotzler ha invitato i lettori del blog a contattare AEVITA per fargli notare la bontà del loro comportamento.