Il lavoratore autonomo
11 ottobre 2008
In clamoroso ritardo - guarda caso per colpa di ritmi di lavoro allucinanti, giusto oggi pomeriggio mi sono imposto di prendere una pausa - mi collego al post di Federico sulla situazione (e la disorganizzazione) del lavoro autonomo in Italia. Lo spunto è interessante, e mi piacerebbe davvero che ne uscisse qualcosa di utile (e sarei grato a tutti, commentatori compresi, se non la si buttasse in politica con simpatie e antipatie varie).
Cosa faccio per vivere
Mi presento: mi chiamo Francesco e sono un alcolista lavoratore autonomo.
Ho iniziato a lavorare nel 1999 tenendo corsi di informatica all’interno di aziende. Negli anni sono passato attraverso le figure di co.co.co. (collaboratore coordinato e continuativo), dipendente con contratto a tempo indeterminato, di nuovo collaboratore e infine ditta individuale (da luglio 2004).
Quando mi chiedono “Che lavoro fai?” ho sempre qualche problema a rispondere, per cui taglio corto dicendo “il consulente”. Il mio lavoro principale consiste nel fare installazione e assistenza hardware e software, ma questo non toglie che occasionalmente mi occupi di sviluppo (piccole applicazioni in ambiente Windows) e siti web. Se proprio dovessi sintetizzare, vendo competenze più che beni materiali.
Ho la fortuna di avere un committente che mi garantisce un discreto numero di ore settimanali e allo stesso tempo mi offre flessibilità sufficiente per seguire i miei clienti: grazie a questo lavoro passo buona parte del tempo a stretto contatto con commercialisti e ragionieri, per cui posso anche sentire diverse campane sulle questioni fiscali.
Detto questo, non ho competenze in materia fiscale e non ho mai fatto un’ora di ragioneria nella mia vita, quindi i commenti sono a disposizione (con un ringraziamento anticipato) per correggere tutte le castronerie che avrò scritto da qui alla fine del post
La giungla
Se hai deciso di metterti in proprio, preparati al caos: consulta 10 consulenti diversi, probabilmente otterrai 11 risposte diverse alla stessa domanda (perché almeno uno dei consulenti vorrà fornirti un’alternativa). Il problema non è la scarsa preparazione dei consulenti, quanto l’arretratezza di un sistema che si rifiuta di riconoscere (e inquadrare) professioni atipiche come quelle legate al mondo dell’informatica.
Verrai messo di fronte a scelte che non comprendi a fondo (quale codice attività usare, ditta artigiana oppure no, ecc. ecc.), per cui devi necessariamente rivolgerti ad un consulente di fiducia. Io ne ho scelto uno giovane, che mi desse la sensazione di essere costantemente aggiornato e che, soprattutto, non reagisse come la mucca che guarda passare il treno quando gli parlavo di siti web, e-mail e compagnia bella.
Preparati a pagare, tanto e spesso. Nel mio caso si comincia a pagare a febbraio (fissi dell’INPS e INAIL) e si finisce a dicembre con l’acconto dell’IVA: in totale ho contato 16 deleghe F24 per il 2007.
Non ho potuto aderire a regimi agevolati, per cui sono in contabilità semplificata. Incredibile ma vero, la contabilità me la tengo da solo: per un maniaco dell’ordine e della precisione come il sottoscritto, è fondamentale avere tutto sempre sotto controllo. Questo significa che non reagisco come il sopracitato bovino quando il commercialista mi parla di liquidazioni IVA o percentuali di ammortamento, e soprattutto non scopro all’ultimo minuto quanto devo pagare.
Vi assicuro che tenere una contabilità semplificata è operazione alla portata di tutti (con un inquadramento iniziale da parte del consulente), soprattutto per dei privilegiati come noi che non hanno bisogno di un consulente per gestirsi il computer. Per una ditta individuale le operazioni si riducono a poche tipologie: le fatture di vendita sono tutte identiche (meglio dettagliare in modo adeguato i conti di ricavo, per evitare di riprendere in mano tutto per gli studi di settore), per le fatture di acquisto è sufficiente stare attenti all’IVA e alla deducibilità di alcune operazioni (sostanzialmente spese auto e telefoniche), per i beni strumentali basta un minimo di manualità con Excel. Poi arriva la fattura intracomunitaria, e in quel caso il diritto alla bestemmia è sancito dalla costituzione.
Gli studi di settore
Quello che penso degli studi di settore l’ho già scritto più volte su questo blog, per cui non mi dilungo. SI tratta di un modello teorico che stabilisce, in base a parametri fuori dal mondo, quanto dovresti dichiarare. Una scatola nera che, dati in ingresso i dati della tua attività, non si limita a dirti “Sei un imprenditore di merda, datti all’ippica”, piuttosto spara sentenze del tipo “Avresti dovuto guadagnare Xmila euro in più quest’anno, se non l’hai fatto è perché stai imbrogliando quindi ti faccio pagare le tasse anche su quello che non hai dichiarato”. Non fa una piega.
I pagamenti e le delusioni
Fastidi e delusioni del lavoro autonomo:
- mediamente il cliente paga a 30 giorni fine mese (per chi non è pratico: fatturo oggi, il cliente dovrebbe pagare il 30 novembre), nel caso di lavori più grandi anche a 30/60/90. La forma di pagamento più comune è il bonifico bancario, visto che la ricevuta bancaria non è una strada praticabile per la maggior parte delle piccole aziende;
- se non hai massa critica sufficiente, il fornitore pretende pagamento cash al ritiro oppure anticipato. Se sei fortunato puoi pagare con carta di credito, almeno sposti l’incasso al mese successivo;
- vieni trattato come un paria dal sistema bancario e finanziario. Per il finanziamento sull’acquisto dell’auto (la rata corrisponde a un decimo del mio fatturato mensile), hanno chiesto la firma di mio padre (pensionato) come garanzia. Mi è stato rifiutato un leasing per l’acquisto di un computer perché una ditta individuale non fornisce le stesse garanzie di una società: avrei potuto richiedere una valutazione fornendo dichiarazione dei redditi e compagnia bella, ma visto l’importo ho preferito evitare ulteriori perdite di tempo;
- il sistema fiscale italiano non prevede la presunzione d’innocenza, casomai il contrario;
- l’IVA viene pagata mensilmente o trimestralmente (pagandoci sopra degli interessi), quindi spesso ti ritrovi a pagare l’IVA per importi che non hai ancora incassato (e che potresti non incassare per mesi);
- l’INPS prevede dei fissi belli sostanziosi, ossia quote che paghi a prescindere dal fatto di aver guadagnato qualcosa durante l’anno.
Ironia della sorte, giusto in questo periodo devo cercare di recuperare un cliente che pare sparito dalla faccia dalla terra (cellulare e linee staccate, non risponde alle e-mail, la sede è troppo lontana per andare a cercarlo armato di randello nodoso): alla fine, recuperare quei soldi mi costerà più di quello che avevo fatturato.
Conclusione
Non rimpiango la scelta di lavorare in proprio, fosse solo per la libertà di azione che mi garantisce. Se fosse solo una questione economica probabilmente non converrebbe: a parità di ore lavorate i guadagni non sono superiori a quelli di un lavoro dipendente, anzi, e le garanzie sono inesistenti.
Detto questo, mi piacerebbe avere un minimo di tutela in più da parte di uno stato che mi considera solo come un salvadanaio senza fondo.
Cambio lavoro
6 giugno 2008
E mi rilancio professionalmente nel settore prostituzione: mi rimangono solo da decidere il colore della parrucca e la zona da battere frequentare.
Probabilmente è l’unico modo per risolvere a monte il problema degli studi di settore (UG66U nel mio caso): ho un utile del 57%, secondo Gerico 2008 sono coerente e ho una “normalità coerente”, ma essendo NON CONGRUO dovrei adeguarmi dichiarando un maggior ricavo di 14.000€, pari a un +35% del mio intero fatturato per l’anno 2007 (ché si sa, l’economia tira da bestia negli ultimi anni).
Nel dubbio comincio a preparare il lanciafiamme da usare in sede di accertamento.
Tasse allo sbando
6 luglio 2007
Facciamo un riassuntino dell’attuale (ridicola) situazione delle tasse in Italia: è in carica il governo Prodi, oggi è il 6 luglio 2007.
Nell’ultima finanziaria si era stabilito di unificare le date per il pagamento delle tasse: la prima scadenza al 16 giugno 2007, la seconda (con maggiorazione dello 0.40%) al 16 luglio 2007, invio telematico al 31 luglio 2007.
Si era anche deciso di ripristinare il preistorico allegato clienti-fornitori, da inviare telematicamente entro 60 giorni dalla presentazione della Comunicazione Dati IVA: tradotto per i comuni mortali significa entro il 29 aprile. Dopo un balletto degno della migliore Carla Fracci, la spedizione per gli elenchi relativi al 2006 è stata spostata al 15 ottobre 2007.
Poi si è verificata la diaspora delle scadenze per l’invio telematico: in questo preciso istante nemmeno Padoa Schioppa conosce con precisione quando vanno inviate le dichiarazioni. Ci sono almeno 3 scadenze (31 luglio, 10 settembre, 25 settembre), voci di corridoio parlano di una data unificata ad ottobre. Giusto per la cronaca: anche il mio cane sapeva che la data unificata del 31 luglio era pura utopia, e non è laureato in economia e commercio.
Subito dopo si è verificato il caos sulle scadenze per il pagamento delle tasse: la scadenza del 16 giugno è stata spostata al 9 di luglio, quella del 16 luglio al 9 agosto.
Non contenti in questi giorni stanno discutendo un disegno di legge che cambia le modalità di calcolo per la determinazione del reddito: peccato che siano andati sotto al Senato, e non è dato sapere come andrà a finire.
Tempo fa esprimevo la mia disapprovazione per le scelte del governo Prodi sul discorso della deducibilità degli automezzi: nel nuovo disegno di legge si parla di riportare al 20% la deducibilità relativa all’anno 2006 per le aziende, la metà di quella prevista per il 2007 (40%).
Ora mi chiedo: ma questa gente ha presente cosa significa una decisione simile all’alba del 6 di luglio? Significa ricalcolare bilanci, rideterminare redditi, rifare gli studi di settore, senza contare le buste paga dei dipendenti con macchina aziendale: ma questi signori lo sanno che le SRL hanno già depositato i bilanci? A questo punto arriverà un’altra proroga per la scadenze del 9 luglio e una carretta di bestemmie da parte di consulenti del lavoro, ragionieri e dottori commercialisti.
Perché questa decisione tardiva di intervenire sulla deducibilità? I casi sono due:
- sentite tremare la cadrega (seggiolina) sotto al culo (scusate per il “sotto”), state cercando di mettere mano ai danni fatti e recuperare consensi/credibilità (ma è troppo tardi)
- avete sbagliato di nuovo a fare i conti, sovrastimando l’impatto della decisione dell’Unione Europea sulla detraibilità dell’IVA
L’unica certezza è che in questo momento ci sono degli incompetenti al governo, mi domando con che coraggio si possa ancora difenderli. D’altronde cosa ci si può aspettare da un governo che considera i futuri introiti della lotta all’evasione come una voce di bilancio sicura? Tanto vale basare i miei bilanci familiari sui gratta&vinci.
Studi di settore 2007: il furto
7 giugno 2007
Mi chiedo quanti dei lettori che lavorano in proprio abbiano già dato un’occhiata ai nuovi studi di settore 2007. Se non l’avete ancora fatto, vi avviso che per il 2007 sarà un’ecatombe.
Dopo aver perso 3 ore per compilare le diverse centinaia di punti del mio studio di settore (TG66U), scopro che secondo l’attuale governo dovrei guadagnare circa 6.000 euro in più all’anno; tecnicamente quei 6.000 euro si chiamano “maggior reddito da dichiarare”, a casa mia si chiamano furto. E non mi vengano a dire che è colpa dei governi precedenti e dei buchi (a proposito, che fine ha fatto il buco?), perché la revisione degli studi di settore è stata fatta dal governo Prodi con un intento preciso: fare cassa, alla faccia dei principi di equità.
Vediamo di capire a grandi linee cosa sono gli studi di settore: alla fine dell’anno ho fatturato una determinata cifra, tolgo i costi e ottengo un utile. Su questo utile vado a calcolare le tasse da pagare (per semplicità lasciamo fuori dal discorso ulteriori detrazioni e deduzioni): nel mio caso l’utile è del 65%.
Lo studio di settore ti sommerge di domande relative al tuo lavoro (quanti clienti hai, valore dei beni strumentali, dove sono situati i clienti, tipo di lavoro, ecc. ecc.) e in base a questi parametri calcola se quanto dichiarato è:
- congruo: il valore dichiarato è adeguato al valore puntuale calcolato tramite il motore di calcolo Gerico
- coerente: vengono valutati alcuni indicatori economici e il loro valore deve collocarsi all’interno di un intervallo; un valore superiore o inferiore ai range calcolati porteranno alla non coerenza
Il mio studio di settore non è congruo, per cui lo Stato sostiene che dovrei guadagnare circa 6.000 euro in più: in pratica dovrei dichiarare circa il 15% in più di quello effettivamente guadagnato. A questo punto le strade possibili sono due:
- adeguarsi pagando le tasse sul maggior reddito da dichiarare. In pratica ammetto la colpa (ho guadagnato più di quello che stavo dichiarando) e mi preparo ad utilizzare il “nuovo reddito” come base per l’anno successivo. Negli anni precedenti l’adeguamento comportava l’impossibilità dell’Agenzia delle Entrate di effettuare un controllo senza ulteriori basi documentali (non potevano controllarmi solo perché avevo scelto di adeguarmi); mi sembra di aver capito che per il 2007 anche questo aspetto sia cambiato ma non trovo riferimenti in proposito.
- non adeguarsi e prepararsi all’accertamento fiscale (accertamento induttivo)
Dal momento che da queste parti si fattura anche l’aria che si respira si opterà senza indugi per la seconda strada, con la certezza che i simpatici accertatori troveranno comunque qualcosa di non corretto nella mia contabilità. Ammesso che vengano a controllare, visto che gli uffici dell’Agenzia delle Entrate sono già oggi nel caos più totale.
Naturalmente sarò in buona compagnia:
A causa degli indicatori di normalità economica la congruità agli studi di settore molte volte viene a mancare. In molti casi dimezza i contribuenti in regola, gli adeguamenti si aggirerebbero intorno agli 11-12 mila euro. Sono questi i primi dati emersi dalle applicazioni del software Gerico. Anche l’Agenzia delle Entrate promette una certa flessibilità nell’affrontare i singoli casi, prevedendo comunque un elevato numero di interventi di accertamento.
Dalle mie parti, scusate il francesismo, questo si chiama “lavorare con il culo”, attività in cui l’attuale governo eccelle (esempio).
Sinceramente la situazione sta diventando insostenibile: se il clima è questo tanto vale fare il lavoratore a progetto, togliersi dalle scatole contabilità, IVA e dichiarazioni, e cominciare a lavorare in nero.
Aggiornamento sulla deducibilità degli autocarri
17 dicembre 2006
Il 6 dicembre l’Agenzia delle Entrate ha pubblicato una circolare in cui vengono individuati i veicoli che, anche se immatricolati ed adattati ad autocarro, consentono il trasporto privato di persone. In parole povere significa che questi veicoli vengono accomunati fiscalmente ai normali autoveicoli: deducibilità zero per le ditte, 25% per i professionisti (in questa pagina della ConfCommercio di Udine trovate tutti i dettagli sul provvedimento).
Faccio solo notare una cosa: il coefficiente discriminante è calcolato dividendo la potenza in kw per la portata espressa in tonnellate,ossia è direttamente proporzionale alla potenza del motore. Cosa significa? Significa che un 3000cc turbo a benzina ha più probabilità di oltrepassare la soglia di 180 rispetto ad un diesel 1500cc, oppure che una Opel Zafira con motore da 110KW è fiscalmente un autocarro e quella con motore da 74KW (sicuramente meno inquinante) no.
Sempre peggio…
Mea culpa! Mi sono riletto con calma la legge e la pagina indicata: in realtà è l’esatto contrario rispetto a quanto avevo scritto! Pur non avendo grande fiducia nell’attuale governo, mi sembrava strano che favorissero auto con cilindrate assurde…
Il coefficiente è sì direttamente proporzionale alla cilindrata, ma i mezzi penalizzati sono quelli che superano il valore 180, non quelli al di sotto della soglia!
Cosa cambia con il DL 262/2006 (Prodi vergognati)
17 ottobre 2006
Entriamo nel dettaglio: ecco i nuovi limite di deduzione confrontati con i vecchi.
Utilizzati solo come strumentali nell’attività propria dell’impresa
Fino al 2005: deducibilità integrale (100%) di tutti i costi
Dal 2006: deducibilità integrale (100%) di tutti i costi
A uso pubblico
Fino al 2005: deducibilità integrale (100%) di tutti i costi
Dal 2006: deducibilità integrale (100%) di tutti i costi
In uso promiscuo ai dipendenti per la maggior parte del periodo d’imposta
Fino al 2005: deducibilità integrale (100%) di tutti i costi
Dal 2006: deducibilità integrale fino all’importo che costituisce il reddito di lavoro (fringe benefit) a prescindere dalla durata dell’uso promiscuo
Utilizzato da agenti
Fino al 2005: deducibilità dei costi nella misura dell’80% e fino al limite di €25.822,84. Regole proporzionali al limite di costo per il leasing ed entro limiti fissi per locazione e noleggio
Dal 2006: deducibilità dei costi nella misura dell’80% e fino al limite di €25.822,84. Regole proporzionali al limite di costo per il leasing ed entro limiti fissi per locazione e noleggio
Utilizzati nell’esercizio d’impresa in situazione diversa da quelle precedenti
Fino al 2005: deducibilità delle quote di ammortamento nella misura del 50% nei limiti del costo di €18.075,99; per canoni di leasing deducibilità proporzionale al limite di costo; per i canone di locazione e noleggio deducibilità fino a importi fissati dalla norma; deducibilità del 50% per le altre spese
Dal 2006: nessuna deducibilità
Utilizzati da artisti e professionisti
Fino al 2005: deducibiltà nei limiti indicati sopra per un solo veicolo o per un veicolo per ogni socio o associato
Dal 2006: deducibilità delle quote di ammortamento nella misura del 25% nei limiti del costo di €18.075,99; per canoni di leasing deducibilità proporzionale al limite di costo; per i canone di locazione e noleggio deducibilità fino a importi fissati dalla norma; deducibilità del 25% per le altre spese











