Il lavoratore autonomo

11 ottobre 2008

In clamoroso ritardo – guarda caso per colpa di ritmi di lavoro allucinanti, giusto oggi pomeriggio mi sono imposto di prendere una pausa – mi collego al post di Federico sulla situazione (e la disorganizzazione) del lavoro autonomo in Italia. Lo spunto è interessante, e mi piacerebbe davvero che ne uscisse qualcosa di utile (e sarei grato a tutti, commentatori compresi, se non la si buttasse in politica con simpatie e antipatie varie).

Cosa faccio per vivere

Mi presento: mi chiamo Francesco e sono un alcolista lavoratore autonomo.

Ho iniziato a lavorare nel 1999 tenendo corsi di informatica all’interno di aziende. Negli anni sono passato attraverso le figure di co.co.co. (collaboratore coordinato e continuativo), dipendente con contratto a tempo indeterminato, di nuovo collaboratore e infine ditta individuale (da luglio 2004).

Quando mi chiedono “Che lavoro fai?” ho sempre qualche problema a rispondere, per cui taglio corto dicendo “il consulente”. Il mio lavoro principale consiste nel fare installazione e assistenza hardware e software, ma questo non toglie che occasionalmente mi occupi di sviluppo (piccole applicazioni in ambiente Windows) e siti web. Se proprio dovessi sintetizzare, vendo competenze più che beni materiali.

Ho la fortuna di avere un committente che mi garantisce un discreto numero di ore settimanali e allo stesso tempo mi offre flessibilità sufficiente per seguire i miei clienti: grazie a questo lavoro passo buona parte del tempo a stretto contatto con commercialisti e ragionieri, per cui posso anche sentire diverse campane sulle questioni fiscali.

Detto questo, non ho competenze in materia fiscale e non ho mai fatto un’ora di ragioneria nella mia vita, quindi i commenti sono a disposizione (con un ringraziamento anticipato) per correggere tutte le castronerie che avrò scritto da qui alla fine del post 😉

La giungla

Se hai deciso di metterti in proprio, preparati al caos: consulta 10 consulenti diversi, probabilmente otterrai 11 risposte diverse alla stessa domanda (perché almeno uno dei consulenti vorrà fornirti un’alternativa). Il problema non è la scarsa preparazione dei consulenti, quanto l’arretratezza di un sistema che si rifiuta di riconoscere (e inquadrare) professioni atipiche come quelle legate al mondo dell’informatica.

Verrai messo di fronte a scelte che non comprendi a fondo (quale codice attività usare, ditta artigiana oppure no, ecc. ecc.), per cui devi necessariamente rivolgerti ad un consulente di fiducia. Io ne ho scelto uno giovane, che mi desse la sensazione di essere costantemente aggiornato e che, soprattutto, non reagisse come la mucca che guarda passare il treno quando gli parlavo di siti web, e-mail e compagnia bella.

Preparati a pagare, tanto e spesso. Nel mio caso si comincia a pagare a febbraio (fissi dell’INPS e INAIL) e si finisce a dicembre con l’acconto dell’IVA: in totale ho contato 16 deleghe F24 per il 2007.

Non ho potuto aderire a regimi agevolati, per cui sono in contabilità semplificata. Incredibile ma vero, la contabilità me la tengo da solo: per un maniaco dell’ordine e della precisione come il sottoscritto, è fondamentale avere tutto sempre sotto controllo. Questo significa che non reagisco come il sopracitato bovino quando il commercialista mi parla di liquidazioni IVA o percentuali di ammortamento, e soprattutto non scopro all’ultimo minuto quanto devo pagare.

Vi assicuro che tenere una contabilità semplificata è operazione alla portata di tutti (con un inquadramento iniziale da parte del consulente), soprattutto per dei privilegiati come noi che non hanno bisogno di un consulente per gestirsi il computer. Per una ditta individuale le operazioni si riducono a poche tipologie: le fatture di vendita sono tutte identiche (meglio dettagliare in modo adeguato i conti di ricavo, per evitare di riprendere in mano tutto per gli studi di settore), per le fatture di acquisto è sufficiente stare attenti all’IVA e alla deducibilità di alcune operazioni (sostanzialmente spese auto e telefoniche), per i beni strumentali basta un minimo di manualità con Excel. Poi arriva la fattura intracomunitaria, e in quel caso il diritto alla bestemmia è sancito dalla costituzione.

Gli studi di settore

Quello che penso degli studi di settore l’ho già scritto più volte su questo blog, per cui non mi dilungo. SI tratta di un modello teorico che stabilisce, in base a parametri fuori dal mondo, quanto dovresti dichiarare. Una scatola nera che, dati in ingresso i dati della tua attività, non si limita a dirti “Sei un imprenditore di merda, datti all’ippica”, piuttosto spara sentenze del tipo “Avresti dovuto guadagnare Xmila euro in più quest’anno, se non l’hai fatto è perché stai imbrogliando quindi ti faccio pagare le tasse anche su quello che non hai dichiarato”. Non fa una piega.

I pagamenti e le delusioni

Fastidi e delusioni del lavoro autonomo:

  • mediamente il cliente paga a 30 giorni fine mese (per chi non è pratico: fatturo oggi, il cliente dovrebbe pagare il 30 novembre), nel caso di lavori più grandi anche a 30/60/90. La forma di pagamento più comune è il bonifico bancario, visto che la ricevuta bancaria non è una strada praticabile per la maggior parte delle piccole aziende;
  • se non hai massa critica sufficiente, il fornitore pretende pagamento cash al ritiro oppure anticipato. Se sei fortunato puoi pagare con carta di credito, almeno sposti l’incasso al mese successivo;
  • vieni trattato come un paria dal sistema bancario e finanziario. Per il finanziamento sull’acquisto dell’auto (la rata corrisponde a un decimo del mio fatturato mensile), hanno chiesto la firma di mio padre (pensionato) come garanzia. Mi è stato rifiutato un leasing per l’acquisto di un computer perché una ditta individuale non fornisce le stesse garanzie di una società: avrei potuto richiedere una valutazione fornendo dichiarazione dei redditi e compagnia bella, ma visto l’importo ho preferito evitare ulteriori perdite di tempo;
  • il sistema fiscale italiano non prevede la presunzione d’innocenza, casomai il contrario;
  • l’IVA viene pagata mensilmente o trimestralmente (pagandoci sopra degli interessi), quindi spesso ti ritrovi a pagare l’IVA per importi che non hai ancora incassato (e che potresti non incassare per mesi);
  • l’INPS prevede dei fissi belli sostanziosi, ossia quote che paghi a prescindere dal fatto di aver guadagnato qualcosa durante l’anno.

Ironia della sorte, giusto in questo periodo devo cercare di recuperare un cliente che pare sparito dalla faccia dalla terra (cellulare e linee staccate, non risponde alle e-mail, la sede è troppo lontana per andare a cercarlo armato di randello nodoso): alla fine, recuperare quei soldi mi costerà più di quello che avevo fatturato.

Conclusione

Non rimpiango la scelta di lavorare in proprio, fosse solo per la libertà di azione che mi garantisce. Se fosse solo una questione economica probabilmente non converrebbe: a parità di ore lavorate i guadagni non sono superiori a quelli di un lavoro dipendente, anzi, e le garanzie sono inesistenti.

Detto questo, mi piacerebbe avere un minimo di tutela in più da parte di uno stato che mi considera solo come un salvadanaio senza fondo.

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41 commenti/trackback a “Il lavoratore autonomo”

  1. Stefano scrive:

    Come non darti ragione, hai descritto, soprattutto nell’ultima la triste realtà di qualsiasi persona decida di mettersi in proprio, perchè sentendo poi gli altri sembra che il lavoratore autonomo sia quello che si alza alle dieci di mattina, lavoricchia e guadagna milioni tutti i mesi.
    Per fortuna qualcuno porta testimonianze come queste, utili per far capire che la realtà è un’altra, e molto più dura, soprattutto considerando che come dici, per lo stato italiano, l’autonomo non ha diritti ma può essere spremuto per bene fino in fondo.

    In bocca al lupo per il tuo lavoro

  2. Claudio Cicali scrive:

    Stessa situazione, più o meno. Vorrei aggiungere nella voce “tristezza e delusione” il tempo che si perde a fotocopiare/scansionare fatture passive, preparare le fatture (non è vero che sono tutte uguali… il 4% sì/no, l’IVA sì/no, alcuni clienti la vogliono elettronica, altri la vogliono di carta, altri gli fai la notula altri non gliela fai…), interfacciarsi (quel minimo) con il commercialista, l’ansia alla ricezione di qualsiasi lettera dall’AgE…

  3. flod scrive:

    @Claudio

    Tieni conto che io non sono inquadrato come professionista: nel mio caso le fatture di vendita sono tutte comprensive di IVA al 20% (per cui sono davvero tutte uguali), quelle di acquisto le archivio e le registro direttamente io, fortunatamente tutti i clienti accettano le fatture via e-mail (e non ho notule).

    Confermo invece l’ansia e il fastidio per le lettere dell’agenzia delle entrate: ultimamente (2 volte) mi scrivono dicendo che risulta un maggior credito, ma non mi dicono l’importo. Se almeno mi comunicassero la cifra, potrei valutare se vale la pena perdere giornate in coda 😡

  4. JeKo scrive:

    Ciao Francesco,
    come te condivido l’amore per informatica che è sia un hobby che un lavoro vero e proprio… come te sono passato da lavoratore con contratti precari (co.co.co. prima e co.co.pro ora)… di ricevere un contratto a tempo indeterminato sembra non sene parli (maledetti studi di settore)… mi tocca dunque aprire partita iva e sperare… da due settimane non faccio altro che consultare forum, amici, conoscenti e santoni (oramai sono all’ultimo stadio 😛 )… Mi piacerebbe scambiare due parole con chi si trova nella mia (e tua) stessa situazione… Se qualcuno è disponibile batta un colpo 😛

    CheerZ everybody

    -JeKo-

  5. flod scrive:

    @JeKo

    Se hai qualche dubbio specifico, nel limite delle mie conoscenze posso cercare di rispondere (la mail la sai) 😉

  6. Marco scrive:

    Ciao Francesco, grazie per il post, che aggiunge un paio di tasselli fondamentali alla discussione.
    A leggere quello che sta venendo fuori tra i vari thread sparsi in giro, mi sa quasi di essere un po’ troppo fortunato, poiché per me il passare da dipendente ad autonomo ha significato un aumento notevole nella qualità della vita. Ho quasi l’idea che mi convenga ritrovarmi un lavoro 9 – 18 prima che finisca la pacchia

  7. Valeria V. scrive:

    E’ vero tutto. Mettiamoci anche i commercialisti che per stare sul sicuro deducono dai calcoli IRPEF non il 50% delle spese come dovrebbero se si ha l’ufficio in casa, ma il 15, 20 o 25% a piacere. A loro il 50% di legge sembra troppo …

  8. pluto scrive:

    diciamo che la tua liberta d’azione la paghi molto cara

  9. JeKo scrive:

    Grazie per l’interessamento… mi sa che a breve ti scriverò una bella mail noiosa fatta di dubbi assillanti e paure pseudo-adolescenziali… ma per ora vado a nanna che anche stasera s’è fatta festa… cheerZ

  10. maga scrive:

    ottima analisi, mi ci ritrovo dentro completamente.
    Poi quando hai detto della fattura intracomunitaria, tutto vero (quest’anno ho detto addio rinnovi MAPS e compagnia bella, niente fatture intracomunitarie e mi sembra di avermi tolto un peso enorme).

  11. Benjo scrive:

    Le ditte individuali sono tali solo nella forma, ma hanno tutte, un socio occulto che non condivide mai le perdite, anzi, vuole la sua parte anche quando non guadagni. Questo socio occulto vuole più della metà di quello che prendi, sempre e nei termini scadenzari altrimenti, vuole anche gli interessi!
    Questo socio occulto è lo Stato.

  12. bravuomo scrive:

    bravo pseudotecnico.
    io faccio praticamente la stessa cosa tua. partita iva, cliente più o meno fisso che mi garantisce un certo introito e poi lavoretti qua e là. tempo libero abbastanza, si guadagna poco ma il tempo libero non ha prezzo :o)

    solo, adesso mi è successo di spaccarmi una caviglia e teoricamente dovrei starmene a casa un mese. qui mi è venuta la voglia d’esser dipendente, cosa che finora non avevo mai pensato…

    forse il consulente informatico free-lance è un mestiere da giovani? mah…

  13. flod scrive:

    Più che giovani, direi sani… Ho perso il conto delle volte che sono andato da un cliente nonostante malanni vari.

  14. marinella scrive:

    siete tutti molto carini ma avere la partita iva è un incasso certo di via per lo stato, di tasse sempre lo stato, di contributi per l’inps che non si sa se pagherà le pensioni in compenso nel pensiero generale di chi fa il dipendente, dei sindacati e del fisco i professionisti/lavoratori autonomi sono dei grandissimi evasori, ma non disperate se applicassero veramente il redditometro qualcuno finerebbe veramente male

  15. intempestiva scrive:

    Per l’ambiente legale/medico vi assicuro: si stra-evade. E si evaderebbe anche di più, non fosse per gli studi di settore e simili. Il vostro dentista vi fa sempre la fattura?

  16. pm10 scrive:

    io gliela chiedo e lui me la fa, certo che se tu non gliela chiedi e lui ti dice ti sconto l’iva – che non c’è sulle fatture del dentista – lui cmq non pagandoci le tasse intasca il 53% che darebbe al fisco, t’incula comunque.
    e se devi fargli causa perche il lavoro è fatto male come fai a dimostrare che l’ha eseguito lui?
    inoltre se lo paghi con assegno e non hai la fattura, se il fisco ti fa un controllo, avendolo pagato in nero, con l’anti riciclaggio sei in torto
    e anche perdi la possibilita di dedurre la sepsa medica, che eè uno delle poche certezze di chi dichiara le tasse.

  17. flod scrive:

    Perfettamente d’accordo con la risposta di @pm10 🙂

    P.S. al dentista, così come tutti quelli che lavorano con i privati e hanno un giro d’affari significativo, non gliene frega una mazza dello studio di settore. Se evadeva prima, evade ancora (cambiano solo i metodi).

  18. intempestiva scrive:

    Allora penso siamo tutti d’accordo che l’evasione è tanta.
    Gli studi tendono ad essere un limite oltre il quale non si evade. Nello stesso tempo l’evasione diffusa spiega i sospetti che circolano intorno ai lavoratori autonomi. Certo dispiace per quelli (temo davvero siano una minoranza) che dichiarano tutto e poi si sentono vessati.

  19. Valeria V. scrive:

    Se lo Stato permettesse ai privati di dedurre, o meglio farsi rimborsare, l’IVA e magari anche una piccola percentuale delle somme pagate per i vari servizi (dentista, muratore, idraulico, insegnante lezioni private, ecc.), si ritroverebbe con un sacco di soldi dichiarati in più da tassare. E invece non lo fa. Bah.

  20. intempestiva scrive:

    In realtà in parte si può.

  21. Valeria V. scrive:

    Nelle spese “sanitarie” c’è un certo ammontare che è in franchiggia. Perché?
    Nel caso di una ristrutturazione si può dedurre _su più anni_ una somma che equivale praticamente all’IVA. A me non interessa pagare adesso per essere rimborsata in qualche anno. Per me la cosa migliore sarebbe un rimborso VELOCE dell’IVA, senza troppe scartoffie né perdite di tempo e soprattutto senza franchiggie, dietro presentazione della fattura emmessa dal lavoratore autonomo.

  22. Valeria V. scrive:

    Scusate gli errori di ortografia, l’italiano non è la mia lingua madre

  23. Software Developer scrive:

    Sono un libero professionista nel settore dell’informatica: principalmente sviluppo software, raramente mi occupo di consulenza.

    Ritengo che la nostra categoria di lavoratori sia una delle piu’ bistrattate d’Italia: siamo additati come evasori alla pari di idraulici e dentisti – e conseguentemente vessati dal fisco -, quando poi la realta’ e’ che siamo fisicamente impossibilitati di evadere, dato che prestiamo i nostri servizi unicamente ad aziende.

    Mi sono messo in proprio (ero un lavoratore dipendente con contratto a tempo indeterminato in un’azienda di informatica) l’anno in cui il governo Prodi ebbe la bella idea di abbassare al 25% la detraibilita’ delle spese per l’auto: quell’anno circa l’80% dei chilometri percorsi, li ho percorsi per lavoro!

    Anche a me e’ stata richiesta la firma di mio padre per comprare la macchina a rate. Una BMW? No, una Focus.

    I pagamenti a 30 giorni non esistono quasi piu’. Si arriva tipicamente ai 60. E questo e’ cio’ che e’ scritto sulla fattura: al “buon cuore” del Cliente ricordarsi di pagare la somma nei termini indicati.

    Quando poi il Cliente e’ un farabutto, capita anche di non incassare il denaro a fronte del tempo (molto) speso: mi e’ successo quest’anno… 4500 euro che non vedro’ mai, nonostante le settimane investite. E il mio commercialista che mi avverte: “Occhio, che stai fatturando meno dello scorso anno!”. Per forza!

    I dipendenti che conosco mi ricordano che loro le tasse le pagano tutte e subito. Ignorano forse che su ogni fattura io pago immediatamente il 20% di ritenute d’acconto, e che lo Stato e’ cosi’ carino da chiedermi anche un sostanzioso anticipo sulle tasse (perche’, la ritenuta d’acconto cos’e’?), ovviamente calcolato sui redditi dell’anno precedente. Cosi’ quest’anno pago un anticipo notevole a fronte di un fatturato sensibilmente inferiore.

    Se si guadagna mediamente di piu’ di un dipendente pubblico o privato, si viene indicati come una elite di fortunati (ovviamente evasori): nessuno pensa che spesso ci si ritrova a lavorare anche il sabato e la domenica, o a Natale (l’anno scorso l’ho fatto), perche’ per terminare un lavoro stimato un certo numero ore (per portare a casa la commessa) in realta’ e’ necessario ben piu’ tempo. E se mi ammalo (ovviamente e’ successo), nessuno mi paga, e magari dal letto cerco di lavorare lo stesso.

    Ma io questo lavoro lo amo. Perche’ sono padrone di me stesso. Perche’ se un giorno decido di alzarmi alle 10:00 e lavorare fino alle 22:00, posso farlo senza dover rendere conto a nessuno. Perche’ posso lavorare in casa. Perche’ sono completamente responsabile di quel tanto o poco che guadagno. Perche’ posso sperare di farcela, e creare un’azienda con dei buoni prodotti ed un buon giro di affari.

    Scusate lo sfogo.

  24. JeKo scrive:

    Credo che lo sfogo di Software Developer sia particolarmente interessante pur nella sua tristezza e nel suo pessimismo di fondo… oramai con la crisi del lavoro, degli stipendi e delle tasse da pagare, in pochi riescono ad avere dipendenti, sempre più persone aprono partita IVA nel settore informatico perché lavorare a progetto equivale essere schiavi legalizzati. D’altra parte, spesso, anche i capi azienda non possono permettersi di pagare stipendi adeguati perché con gli studi di settore a gravare enormemente sul bilancio, è tutto più difficile (sappiamo benissimo tutti quanto sia difficile fare del nero, soprattutto rispetto ad altre categorie di lavoratori).
    Questo mi porta a pensare che una possibile soluzione possa essere l’istituzione dell’albo degli informatici. So che può sembrare una stonzata ma a pensarci bene sarebbe l’ideale perché:

    1) gli smanettoni verrebbero tagliati fuori dai lavori che richiedono PROFESSIONALITA’ (se sei bravo a fare il tuo lavoro pur non avendo studiato puoi passare tranqillamente l’esame d’accesso all’albo percui non ci sarebbe nemmeno discriminazione);

    2) un’organizzazione interna porterebbe ad avere REGOLE chiare, ben definite e un valido supporto in caso di furbetti (cosa che per ora ci frega a tutti perché l’unico mezzo che abbiamo è andar per avvocati, con spese di tempo e denaro non indifferenti) magari per recuperare solo 2 o 300 euro;

    3) Avere un controllo settoriale e poter analizzare più facilmente il mercato e la sua richiesta;

    4) Avere un centro d’appoggio per l’evoluzione del lavoro prettamente “da casa”: la domanda e richiesta di collaborazioni sarebbe estremamente più facile, basterebbe consultare la lista iscritti all’albo.

    Da quel che ne so la creazione di nuovi albi professionali è interdetto per legge per evitare eventuali cartelli che tendono a bloccare la concorrenza e far impennare i prezzi a scapito, spesso, della qualità… ma la situazione attuale è davvero imbarazzante: il primo cretino che passa può fregiarsi del titolo di informatico. A questo dovrebbe essere dato un freno, il nostro lavoro vale tanto, molto più di tanti altri che per, ora come ora, ono molto meglio retribuiti. Ci va tempo, dedizione e impegno per essere sopra alla massa degli informatici “tanto-per-arrotondare” che scorrazza in Italia. Gli stipendi dovrebbero essere adeguati a queste difficoltà…

    Che ne pensate? E’ una mia farneticazione o qualcuno è d’accordo?

    Buona giornata e buon lavoro a tutti

    -JeKo-

  25. Valeria scrive:

    Per piacere toglietevi subito dalla mente l’idea di un albo. Perché? Perché dove era possibile obbligare la gente a rivolgersi a determinate figure sono sorte gli albi, dove invece non è possibile uno “strangolamento” l’albo è solo (e io aggiungo “meno male”) un sogno irragiungibile. Per strangolamento indico un passaggio OBBLIGATO quale, ad esempio, il riconoscimento ufficiale della proprietà di un immobile o di un veicolo solo quando l’atto è firmato da un notaio o da un funzionario preposto o della legalità di una costruzione che richiede fra gli altri elementi che il progetto sia firmato da un architetto anche se, nel primo caso, vediamo che sono in realtà le signorine che lavorano dai notaio – spesso per un boccone di pane – ad occuparsi di tutta la procedura mentre il notaio si accontenta di far svolazzare la firma in calce, mentre nel secondo caso i geometri creano il progetto che poi viene firmato da qualche architetto che non capisce molto. Questi professionisti gente sono protetti proprio dal passaggio obbligato, mentre nel caso di un sito non è possibile obbligare la gente a rivolgersi ad un appartenente all’albo. Solo quando avrete la soluzione qui permetterà di obbligare i clienti a sottostare a queste regole (non puoi avere un sito se non è firmato da un appartenente all’albo dei webmaster) allora forse si potrebbe pensare ad un albo che permetterebbe ai suoi appartenenti di applicare delle tariffe “succose”, che è poi realmente quello che si vorrebbe dall’albo. A parte il fatto che stiamo andando in senso contrario, ovvero verso l’abolizione graduale di queste gilde medievali, ci sono comunque troppe persone che credono in tutta onestà di poter costruire un sito web. Un po’ di html, un po’ di dreamweaver e i clienti ci cascano purché sia a basso costo. Poiché è molto più facile abbassare i prezzi per far concorrenza, allora si grida all’albo all’albo sperando che mamma Stato ci tiri le castagne dal fuoco risolvendo il problema dei prezzi

  26. flod scrive:

    @jeko

    Anche io penso che l’albo sia solo controproducente. Se hai professionalità e sei onesto, il mercato riesci a fartelo senza bisogno di un titolo (magari ci metti del tempo, ma non è certo impossibile).

    Basterebbe solo un minimo di tutela in più e la possibilità di lavorare in santa pace, senza bisogno di correre dietro a leggi assurde e sotterfugi.

  27. Claudio Cicali scrive:

    Valeria, ben detto. Lasciamo perdere gli albi, per favore, che tempo fa si parlava di elimiarli TUTTI. Li buttiamo dalla porta e li facciamo rientrare dalla finestra?

  28. JeKo scrive:

    Sto cercando di rispondere in modo sensato ma mi girano troppo le palle oggi…
    Questo è il terzo take, abbiate pazienza:

    @Valeria: in Italia c’è gente che è stra protetta, che può fare tutto il nero che vuole ed avere sempre il culo parato… e ci sono altri che non fanno un filo di nero, che fatturano anche il cavo usb da 1,22 euro e ha la guardia di finanza e agenzia delle entrate ad alitargli sul collo e a pretendere la mazzetta (perché gli studi di settore 90 su 100 sono questo e null’altro) legalizzata.

    Se ti si rompe un tubo i ncasa chiami l’idraulico, non quello smanettone del vicino di casa… Se devi fare un muro hai bisogno della concessione edilizia, se devi fare il sito di un comune no, basta il primo stronzo che passa… o meglio… le leggi ci sarebbero ma non vengono applicate da nessuno. Il wcag non lo conosce quasi nessuno, i parametri di accessibilità e gli standard css, xml (tanto per citarne alcuni) sono sconosciuti ai più. Ma io che mi sono fatto il mazzo per saperle queste cose, non posso farle fruttare e, anzi, se mi oso di chiedere 50 euro di più su un progetto da 1000 euro, sono un ladro perché “il mio amico elettricista me lo fa a 200 euro”. Il nostro lavoro non è rispettato per niente: alzi la mano chi ha sentito più di una volta un discorso quale “voglio un lavoro fatto bene, sono disposto a pagarlo per quel che vale”… scommetto che le mani alzate sarebbero pochissime.
    Avere un albo, pur per utopico che possa essere obbligherebbe ad avere un certo rigore e certe conscienze che troppo spesso mancano. Se volessi farmi il progetto per la casa non potrei perché non sono geometra (o architetto), se volessi aprire una finestra in un muro non potrei perché mancherebbe l’autorizzazione della commissione edilizia comunale… ma, hey, ho fatto sempre e solo il pastore fino all’altro ieri, da oggi apro partita iva e sono un informatico… ma che c@##o! E il problema, sia chiaro, non è che voglio guadagnare 5000 euro al mese… mi piacerebbe non dover chiedere un presetito in banca per fare la spesa…

    @Claudio: mi piacerebbe sapere chi è stato buttato fuori dalla porta… nemmeno con la lobby dei taxisti ci sono riusciti… Ma se alcuni possono essere protetti non vedo perché io debba restare fuori… sono forse cittadino di serie B? O garanzie per tutti o per nessuno.

    @Pseudo: è appunto la sicurezza quella che manca… e soprattutto gente che legiferi conoscendo la materia che va a trattare…

  29. JeKo scrive:

    scusate la grammatica a random… oggi è giornata davvero no…

  30. Claudio Cicali scrive:

    @JeKo, con gli albi la cura sarebbe peggio del male. Albo vuol dire “listino prezzi” blindato; albo vuol dire che se per qualche motivo non puoi farne parte sei “fuori” (io ho 20 anni di esperienza, ma non sono laureato). Albo vuol dire che chi è più furbo di me e di te ne approfitta, vendendo il fatto di essere iscritto più del valore della sua professionalità. Siamo in italia, vorrei ricordartelo.

    La soluzione non c’è, ma intanto inizierei a pensare ad un contratto nazionale del lavoro per gli informatici (assurda carenza, questa) dipendenti.

    Poi invece di albo, parlerei di dare valore alle certificazioni – termine anche questo rischioso, lo ammetto…

    Penserei anche a controlli di qualità da parte di enti super partes – lavoro con la pubblica amm.ne e ultimamente sono molto attenti alle norme sull’accessibilità.

    Farei contare di più le referenze per i lavori svolti…

    Non so, insomma, però gli albi mi fanno rima con “congrega”, “massoneria”… cose così…

  31. Software Developer scrive:

    Vorrei buttare giu’ un piccolo spunto di riflessione prima di andare a letto:

    Ho tra i miei clienti tre grandi aziende che insieme fanno la quasi totalita’ del mio fatturato. Ma i miei (nostri) target naturali sono le piccole e medie imprese. Le grandi aziende, soprattutto per i progetti importanti, non possono che avvalersi di partner importanti, con costi esponenzialmente maggiori ma dotati sulla carta di affidabilita’.
    Quanti di voi si sono scontrati con gli “zucconi” a capo delle PMI italiane? Gente che non e’ in grado di capire quanto potrebbero migliorare la redditivita’ della loro azienda se solo si affidassero a corretti strumenti informatici. Se proponi loro un progetto su misura, sbuffano al solo vedere quotazioni superiori ai 1000 euro. Non riescono a dare valore al software… forse perche’ non si misura in chili.

    Tanto per fare un esempio, penso a quello che riescono a fare le grandi aziende del retail con le applicazioni di cui oggi sono necessariamente dotate per rimanere sul mercato. E penso a tutti quei piccoli retailer che potrebbero godere degli stessi strumenti – ovviamente su scala ridotta – e magari raddoppiare i profitti: ma guai ad investire in “computer”!

    E, per riallacciarmi a quanto detto da altri negli interventi precedenti, mi e’ capitato molte volte di entrare in piccole aziende e scoprire “software” (le virgolette sono obbligatorie) realizzato dall’amico o dal parente GRATUITAMENTE! Software che ovviamente ha portato piu’ danni che benefici… ma era gratis.
    Anche questa e’ un’anomalia della nostra attivita’: mi piacerebbe sapere quante aziende ci sono in Italia che utilizzano torni, frese o presse fatte da qualche amico “a scappatempo”…

  32. JeKo scrive:

    @Claudio: proprio perché siamo in Italia necessitiamo di regole… e di rispetto delle stesse… Concordo pienamente con te sul fatto di non aver bisogno di una nuova casta che possa fare il bello ed il cattivo tempo. Concordo anche che un contratto nazionale possa dare una mano a dipanare il complicato settore informatico. Ciò che intendevo parlando di “albo” non era un qualcosa limitato ad un titolo di studio, non sono così ingenuo anche se può essere sembrato… Tu parli di certificazioni e controllo di qualità super partes: perfetto! ma chi può fare tutto questo? Forse un sindacato… o forse proprio nessuno perché la categoria è troppo ampia… Però dobbiamo renderci conto che siamo tanti… troppi per restare silenziosi a farci prendere per i fondelli.

    @S.D.: tre settimane fa una ditta cui facevo consulenza ha deciso deciso di cambiare l’organico pc per l’azienda. Non hanno ascoltato i miei consigli, preferendo quelli del neo assunto uomo marketing (il classico smanettone). Morale della favola, dopo aver acquistato 8 macchine con Vista Home Basic al Carrefour, si sono resi conto che:
    1) i programmi indispensabili al loro lavoro non girano sotto Vista;
    2) l’Home Basic ha miliardi di limitazioni sui protocolli di rete;
    3) un backup server per 7 macchine che non supporta nessun tipo di raid e monta Vista H.B. è equivalente ad una macchina completamente inutile.

    Secondo voi hanno licenziato il neo assunto o hanno dato la colpa a me perché la loro rete era praticamente fottuta?

    Non sono più loro consulente… forse dovrei esserne contento…

  33. flod scrive:

    Per conto mio nemmeno quella della certificazione è una buona strada (a meno che venga svolta in modo molto diverso da quello che ho visto in giro negli ultimi anni): significa solo autorizzare un incapace a passarti davanti, alla faccia delle competenze reali (e non certificate, ché l’esperienza non viene via un tanto al chilo).

    Prendiamo il tuo ultimo esempio: se un cliente mi avvisa che ha deciso di cambiare tutte le macchine dell’ufficio, non me ne sto fermo ad aspettare il danno.

    Se il cliente non è nuovo, nel corso degli anni ho costruito un minimo di documentazione: quali macchine hanno, quali dispositivi di rete, com’è strutturata fisicamente la rete, se ci sono software scomodi (che richiedono attivazioni, numeri di serie, licenze, chiamate all’assistenza, ecc. ecc.).

    A costo di lavorare qualche ora gratis, faccio un preventivo (magari non richiesto espressamente) facendo l’analisi della situazione attuale, quali nuove macchine devono essere acquistate e in che modo è possibile riciclare parte dell’hardware o delle licenze. Giustificando le scelte. E non lo faccio a voce, lo faccio per iscritto in modo che il fenomeno di turno non possa mettermi in bocca parole che non ho mai detto.

    Hai voglia poi a darmi la colpa quando ti ho scritto chiaro e tondo che il sistema XYZ non andava bene.

  34. JeKo scrive:

    Considerando che quel cliente lo seguivo oramai da più di un anno e che i lavori svolti per lui erano stati parecchi (soprattutto sulla lan che era un vero colabrodo), speravo di non dover mettere per iscritto ciò che più volte avevo ripetuto: un’azienda seria ha bisogno di una struttura informatica seria. Pensavo che nno ci dovesse essere un’altra riprova delle mie conoscenze, soprattutto rispetto al “genio” neo assunto… purtroppo sono sempre troppo ottimista circa l’intelligenza umana…

  35. Valeria V. scrive:

    @Jeko che dici “Secondo voi hanno licenziato il neo assunto o hanno dato la colpa a me perché la loro rete era praticamente fottuta?” Era ovvio che avrebbero buttato la colpa su di te. Perché chi ha preso la decisione di ascoltare il neo assunto non poteva riconoscere pubblicamente di averla sbagliata. Chi ha deciso è il vaso di ferro … Chi si trova all’interno dell’azienda è sempre un vaso di ferro … Come fare per non farsi schiacciare contro il muro? a) Cercare di individuare il vero capo al quale presentare le proprie obiezioni in privato in modo che se le trova corrette potrà fare dietro-front senza brutte figure. b) prima di parlare cercare di capire se la decisione è stata già presa in modo definitivo (anche in aziende private succede per ragioni più o meno chiare), e adeguarsi o tirarsi fuori. c) soprattutto, quando ti chiedono un parere SCRIVI, possibilmente in chiaro, non in computerese. Verba volant. Scommetto che adesso tutti sono convinti che sei stato tu ad aver dato il consiglio sbagliato …
    Albi: aggiungo una domandina. Chi si occuperà di esaminare i candidati a far parte dell’albo? Non ditemi i professori universitari che fanno quei corsi. non so in altri settori IT, ma nel mio campo ho avuto modo di costatare personalmente che di siti non capiscono molto. Figuratevi cosa ne verrebbe fuori.
    Acquisizione clienti e prezzi: ricordiamoci che si ha a che fare con clienti che sono immersi nel business mentre noi siamo dei ‘tecnici’ e di business capiamo poco. Quindi per loro è facile trattare in loro favore con l’aggiunta che nel 95% dei casi non capiscono il valore di un sito o di una rete ben fatta, quindi credono di non essere vulnerabili. La soluzione è rendere difficile una sostituzione ad esempio offrendo una gamma più estesa di servizi che in caso di cambiamento di consulente obbligherebbe il cliente a cambiare quasi tutto. L’altro, coprirsi la schiena per quanto possibile: il cliente si accorge subito che non sei vulnerabile e se sembri interessante, abbozza. Sito al disopra di 1000 Euro? Ma certo! Il sito vale quanto rende e non quanto è bello, a meno che la bellezza sia un elemento primario, imprescindibile del suo successo.

  36. Software Developer scrive:

    @JeKo

    Il fatto e’ che la qualita’ si paga. E molte aziende sono sorde quando si tratta di mettere mano al portafoglio, specie se si tratta di informatica. Molto meglio dare carta bianca al neo-assunto smanettone, che magari ci fa risparmiare con la mega-promozione in corso da MediaWorld. Il risultato e’ poi quello da te descritto.

    Pero’ ancora una volta mi chiedo: se in quella stessa azienda fosse stato necessario un intervento all’impianto di riscaldamento, e si fosse alzato un dipendente appassionato d’idraulica pronto ad intervenire, cosa gli avrebbero risposto?

  37. JeKo scrive:

    @S.D.: appunto, è quello che mi fa girare le p…

    @Valeria: ho parlato direttamente con i due capi, ho detto loro chiaramente che le loro necessità erano altre, che un informatico di professione è molto meglio informato dell’ultimo arrivato, per brillante che possa sembrare. Le loro risposte sono state, come al solito “eh, ma con la sua soluzione paghiamo la metà”, “secondo me nno abbiamo bisogno di un pc di architettura server, basta un normale pc… mio nipote dice che… bla bla bla”…
    Il problema di questa azienda, così come tantissime altre è avere un consulente informatico e poi non ascoltarlo. Se io dico loro che serve xp pro e nno vista home, c’è un motivo, sono disposto a spiegarlo in italiano e non in informatichese, ci mancherebbe altro… ma quando si parla di spese sopra le loro aspettative diventano irrimediabilmente sordi e ciechi, si buttano nelle mani del primo che passa e propone miracoli a costo zero e poi tu devi risolvere le magagne.
    Da me volevano che riuscissi a far funzionare i loro pc nuovi con vista home premium nella loro complicatissima rete (vpn, dominio, nas vari, firewall e via discorrendo)… ovviamente gli ho spiegato che il sistema operativo non era adatto alle loro esigenze e che sistemare le cose implicava cambiarlo radicalmente. Si sono pure incazzati dicendo che non sapevo fare il mio mestiere e hanno minacciato di cambiare consulente… al che io gli ho salutati e gli ho augurato di trovare qualcuno che potesse risolvere il loro problema, ben sapendo che nessun professionista serio l’avrebbe potuto/voluto fare…
    Concordo che un sito vale innanzitutto per quanto rende e non per quanto è bello… ma se devi programmare un gestionale tipo pannello di controllo per loro necessità specifiche, implementanto un database complicato, un modulo di invio files co ntanto di ridimensionamento pdf e pubblicazione automatica, non puoi farlo pagare 1000 euro…

  38. Valeria V. scrive:

    E’ vero, Jeko hai fatto tutto quello che potevi fare o quasi: mancava solo un rapportino scritto, chiamalo “appunti”, chiamalo “osservazioni”, da presentare sia prima che dopo il fataccio, a costo di perderci una giornata, una cosa non troppo lunga da dividere in paragrafi, tutti con il loro titolino in grassetto, spiegazione in linguaggio normale e poi “nota tecnica”. Aggiungerei una sciccheria, in prima pagina, un indice dei paragrafi…
    Sono d’accordo che sono proprio strani: decidono di fare un acquisto senza ascoltarti ingiungendoti di fare funzionare il baracchino che si sono procurati.
    Se non ti hanno ascoltato, vuol dire che non rispettano le tue conoscenze tecniche oppure, al contrario, pensano che tu sia un mago e che con la tua bacchetta magica sei in grado di creare un sistema informatico funzionante a partire da qualsiasi ortaggio.
    Sta a noi farci rispettare, anche con cose che a voi giovani molto tecnici e di “sostanza” possono sembrare inutili fronzoli. Certo che ci vuole sostanza ma anche l’immagine conta: è come regalare un diamante avvolto in carta da giornale la quale, ne converrete, ne sminuisce grandemente l’effetto. A parte l’arte di scrivere un rapportino convincente in buon italiano, senza troppi errori e ponderando bene ogni parola, avete mai creato una bella intestazione per le vostre comunicazioni scritte (circolari, lettere, mail, fax) ? Le vostre fatture hanno un look professionale? Avete un sito, uno straccio di pagina web? Vi fate vedere sempre con comodi jeans e scarpe da tennis? Vi presentate con cognome e nome come all’anagrafe del comune? Avete stabilito rapporti di alleanza con colleghi anche di settori diversi ma affini o vicini da presentare all’azienda, magari non direttamente, in modo da non sembrare un povero cane sciolto? Purtroppo sono spesso cose che se non te le dicono si imparano solo con gli anni.

  39. JeKo scrive:

    @Valeria: sei davvero un’ottima fonte di consigli. Vedrò di farne tesoro 🙂

    Il problema con questo cliente (poi, giuro, chiudo che ho portato la discussione ampiamente Off Topic) è che alle spalle c’era un contratto di assistenza una tantum. Mi pagassero a ore effettive sarebbe ben diverso… Il succo del discorso è: il committente spesso è convinto di sapere il fatto suo e vuole imporre le sue idee bislacche. E appena il lecchino di turno gli da ragione diventa automaticamente il genio illuminato. La prossima volta, a scanso di equivoci scriverò un rapportino… però non ha molto senso in frangenti del genere: se sono il loro consulente (e mi pagano per esserlo) dovrebbero automaticamente credermi… Per la carta intestata, bigliettini da visita eccetera aspetto di avere sta benedetta partita IVA che dovrebbe partire a giorni (appena il commercialista finirà di sbrogliare le pratiche)…

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