Alla ricerca di un nuovo notebook
14 novembre 2011
Da qualche settimana sto valutando candidati per sostituire il Dell Latitude D630 che, dopo quattro anni di gloriosa attività, comincia a dare evidenti segni di cedimento.
In un primo momento ho puntato la famiglia ultrabook, in particolare l’Asus UX31: schermo da 13 pollici ad alta risoluzione, disco a stato solido, processore con potenza più che sufficiente.
Il problema è che questo computer farà pochi chilometri, per cui non ha molto senso pagare di più per la portabilità. Per questo motivo l’attenzione si era spostata sulla nuova serie Dell Latitude da 15,6″ (E6520). I vantaggi delle soluzioni Dell sono sempre gli stessi: no crapware, possibilità di personalizzare all’infinito la macchina, in particolare la risoluzione dello schermo che per me costituisce un parametro fondamentale, e di estendere la garanzia a 3 o 4 anni.
La strada sembrava segnata fino a quando ieri Giorgio Maone, dotato di Dell XPS 15z per “cause di forza maggiore” (l’altro notebook non era disponibile), non mi ha parlato del Samsung Serie 7 (ecco una recensione). Onestamente sono rimasto colpito dalle specifiche (modello 700Z5A):
- Processore Intel® Core™ i7 2675 QM (2,20 GHz, 6 MB L3 Cache)
- Display a LED HD+ da 15,6″ SuperBright da 300 nit (1600 x 900), antiriflesso
- Memoria di sistema DDR3 da 8 GB a 1333 MHz
- AMD Radeon™ HD6750M (PowerXpress) 1 GB GDDR5
- Disco rigido S-ATAⅡ da 750 GB (7200 giri/min) con ExpressCache da 8 GB
- Batteria integrata 8 celle (80 Wh)
- Tastiera retroilluminata
- Peso 2,29 kg

L’unico difetto è l’utilizzo di un disco ibrido, ma a quello si può tranquillamente ovviare in un secondo tempo (sperando che il prezzo per GB si abbassi).
Ultimi acquisti
17 giugno 2011
Prime impressioni sull’ultimo acquisto (Samsung Galaxy S II):
- schermo e velocità impressionanti;
- un peso piuma considerando le dimensioni generose dello schermo;
- prima impressione più “plasticosa” rispetto all’HTC Hero (prezzo da pagare per ridurre il peso?), pessimo lo sportello posteriore per accedere a batteria, SIM e microSD.
E per la cronaca, Firefox su Android (5.0 beta) funziona decisamente meglio di quanto non mi aspettassi dopo aver letto qualche commento in giro.
Nuovo iArrivato
26 dicembre 2010
Ho visto per la prima volta un iMac 27″ da un cliente qualche settimana fa ed è stato subito colpo di fulmine. Dopo aver venduto il mio “vecchio” iMac da 20″ (in termini di obsolescenza quattro anni per un Mac non sono comunque paragonabili a quattro anni per un pc), mi sono deciso ad acquistare il modello base con processore i5.
In un colpo solo ho risolto il limite di memoria di 3GB, i problemi di spazio su disco e sulla scrivania (la risoluzione di 2560×1440 pixel mi permette di abbandonare senza ripensamenti la precedente configurazione dual monitor).
La procedura d’acquisto è stata abbastanza surreale:
- ho contattato telefonicamente l’AppleStore Imprese e chiesto una quotazione via e-mail. Lo sconto era di circa il 3% per cui, considerando i tempi di attesa e le complicazioni burocratiche (si tratta di una fattura intrastat, mi pare di capire che l’IVA la paghi comunque e poi te la rimborsano), ho deciso di cercare una strada alternativa;
- ho contattato un rivenditore Apple e chiesto un preventivo, facendogli presente che avevo già in mano un’offerta con il 3% di sconto. La risposta è stata che sotto a quel prezzo non potevano scendere, al massimo potevano offrirmi la stessa quotazione. Pro: disponibilità immediata di un pezzo.
- ricontatto il rappresentante dell’AppleStore Imprese dicendogli che ho un’offerta equivalente e con merce subito disponibile. Mi aspettavo un’ulteriore ribasso, considerando anche che il giorno del Black Friday gli sconti sugli iMac erano di 101€, invece mi sento rispondere che sotto a quella cifra non può scendere (ma potrebbe farmi sconti maggiori se acquistassi come privato, ancora devo capire perché…);
- visto che lo stesso sconto lo posso ottenere dal mio fornitore abituale di hardware, decido di ordinarlo da loro: consegna prevista 24 dicembre, pagamento posticipato. Il giorno seguente verifico l’ordine e la data stimata di consegna è stata posticipata al 18 gennaio, per cui potrebbero anche spostarla più avanti;
- per pura curiosità controllo il sito di MediaWorld e scopro che l’iMac è in vendita in bundle con una multifunzione Epson, per cui lo sconto effettivo (79€) è superiore a quello proposto dai canali ufficiali Apple (la stampante posso facilmente rivenderla perdendoci poco o nulla). Il punto vendita più vicino ne ha tre pezzi disponibili.
Morale della favola: i canali “ufficiali” Apple hanno perso l’ennesimo cliente. Onestamente non me la sento nemmeno di biasimare l’altro fornitore, la disponibilità dei prodotti Apple è da sempre imprevedibile: ultimamente ho acquistato da loro Logic Express, ci ha messo circa un mese ad arrivare mentre sul sito Apple risultava disponibile in 24 ore.
Il retro del nuovo iMac
G.A.S. #2 (Frudua Direct Deal)
19 agosto 2010
Torno rapidamente sull’argomento G.A.S. per mostrarvi quello che, quasi sicuramente, sarà il mio prossimo acquisto in ambito chitarristico.

Come spiegato nel post precedente, sto cercando di vendere la mia 7 corde (praticamente inutilizzata) per sostituirla con uno strumento più versatile e meno cattivo. Qualche tempo fa ho letto su Internet dell’iniziativa Frudua Direct Deal di Galeazzo Frudua e l’idea mi è sembrata subito interessante.
Piccola digressione: per chi non conoscesse il nome Frudua, basti pensare che la sua Carved Pro è stata uno dei miei sogni nel cassetto dai tempi di Andrea Braido in tour con Vasco Rossi (credo fosse “Gli spari sopra”), peccato che il costo di uno strumento simile sia improponibile per un musicista non professionista (o non milionario).
Le chitarre in questione sono costruite in Corea (NdPT: tutta la produzione di chitarre economiche si è spostata dalla Corea alla Cina negli ultimi anni). Per citare Frudua stesso:
Le Frudua Direct Deal sono in pratica, chitarre costruite, liuteristicamente parlando, con criteri di liuteria sia nella manodopera, che nelle soluzioni che nel legno e siccome sapete bene che è il legno che suona la mia scommessa è fornire questa qualità ad un prezzo che è circa 1/3 di quello che dovrebbe essere se fossero strumenti importati.
Considerato che ho visto chiedere quasi 1500€ per una Strato American Deluxe in configurazione HSS (e non parliamo del costo di una Gibson Les Paul), preferisco spendere 800€ per una chitarra di questo tipo (perdendoci quasi sicuramente in rivendibilità):
L’unico altro difetto è l’impossibilità di provarla dal vivo, visto che per tenere bassi i costi si evita il canale produttore-distributore-negozio. Molti storceranno il naso all’idea di acquistare una chitarra “a scatola chiusa”, rimane il fatto che una delle chitarre a cui sono più affezionato (Ibanez serie S) l’ho ordinata senza aver mai avuto la possibilità di provarla
Per chi fosse interessato, c’è un canale su YouTube con almeno un centinaio di video (chitarre, bassi, amplificatori) e per fine settembre dovrebbe essere disponibile anche il Frudua Store.
G.A.S.
10 agosto 2010
[DISCLAIMER: se hai abbastanza istinto masochista da continuare a leggere e non sai di preciso come sia fatta una chitarra, ti consiglio di dare un'occhiata a quella sottospecie di glossario in fondo all'articolo]
Qualunque chitarrista (e probabilmente fotografo) conosce bene la sigla G.A.S., acronimo per Gear Acquisition Syndrome. In parole povere la mania di circondarsi di un numero spropositato di chitarre e puttanate diavolerie (effetti, amplificatori, casse, pedali, rack, cavi, plettri, ecc. ecc.). Essendo il budget limitato, G.A.S. è spesso sinonimo di permuta
Fortunatamente non sono mai stato attratto dagli amplificatori, probabilmente l’anello più costoso della catena insieme alle chitarre. Visto il periodo di cazzeggio, ho deciso di fare un elenco di tutte le cazzabubbole legate al mondo della chitarra che mi sono passate tra le mani in questi 18 anni.
Chitarre
La mia prima chitarra è stata Rusty, una Ibanez RG570 (catalogo Ibanez) made in Japan del ’93. La chitarra, hardware dorato a parte, è ancora in buone condizioni ed ha ricevuto un paio di humbucker nuovi giusto qualche mese fa (Di Marzio Tone Zone e Air Norton in versione zebrata).
La seconda chitarra, la prima acquistata con il sudore della mia fronte, è stata una Ibanez RG7-420BP, sette corde made in Japan del ’99 (catalogo Ibanez) . Ben presto ho sostituito i pick-up originali con dei Di Marzo (Tone Zone e Air Norton). Alla fine è risultata una delle chitarre che ho meno utilizzato, motivo per cui ho in programma di venderla per sostituirla con qualcosa di più versatile.
Terza chitarra: Ibanez S1540 (si nota il trend?), made in Japan del 2002 (catalogo Ibanez). Sto valutando se venderla visto che non la uso praticamente più, ma trattandosi di una chitarra splendida sono decisamente restio all’operazione.
Quarta chitarra: Ibanez Joe Satriani JS1200, made in Japan del 2005 (catalogo Ibanez). Tra tutti i modelli signature, continuo a considerarla quello con il rapporto prezzo/prestazioni più elevato in casa Ibanez.
Quinta chitarra: Peavey HP Special CT USA. La prima chitarra “seria”, non costruita in estremo oriente e con tastiera in acero.
Chitarre possedute e date in permuta:
- Squire Starfire, semiacustica in stile Gibson 335. In assoluto uno dei peggiori acquisti mai fatti: pagata eccessivamente, usata poco e venduta per due lire (mercato praticamente nullo per questo modello). Data in permuta per la Joe Satriani.
- Ibanez RG-1520, made in Japan nel 2005 (catalogo Ibanez). Acquistata come muletto per esibizioni dal vivo, data in permuta per la Peavey.
Dopo 18 anni posso dire con certezza di prediligere modelli con manico bolt-on e non verniciato.
Chitarre acustiche
La mia prima chitarra acustica è stata una Ibanez AE (non ricordo il modello preciso né l’anno), venduta ad un amico per passare ad una Ovation made in Korea (Elite CS-247), a sua volta data in permuta per acquistare l’attuale Taylor 412CE. A meno di furti/rotture, non vedo cambi di acustica all’orizzonte.
Rack
Come dicevo sopra, non sono mai stato attratto dagli amplificatori, in compenso ho sempre avuto parecchio interesse per i multieffetti a rack (un settore sempre più di nicchia). Attualmente la catena nel mio rack è la seguente:
- il segnale entra in un preamplificatore Rocktron Piranha (due valvole 12AX7);
- nel loop effetti del Piranha c’è un T.C. Electronics G-Major;
- il segnale esce in stereo dal Piranha ed entra in un BBE Sonic Maximizer 482;
- il segnale del BBE esce in stereo verso un Marshall Valvestate 8008;
- casse Marshall 1936 e 1922 (entrambe con 2 coni da 12″).
Per registrare via USB utilizzo un Digitech GSP1101, acquistato usato l’anno scorso.
Confesso di aver pensato spesso ad un finale valvolare, ma delicatezza/peso/costo mi hanno sempre fatto desistere.
Nel corso degli anni sono passati diversi pezzi per questo rack:
- Preamp Rockman XPR. Distorsioni tipiche da anni ’80, suoni puliti assolutamente spettacolari (credo lo abbia usato anche Steve Vai da qualche parte su Passion and Warfare).
- Marshall JMP1. Non ci sono mai andato d’accordo, suoni ok fino al crunch ma non mi è mai piaciuto sulle distorsioni.
- Alesis Midiverb IV. Sostituito egregiamente dal G-Major.
- Zoom Digitech Valve DSP9150. Dato in permuta per il Piranha, la qualità del suono era decisamente buona per il prezzo (ne ho intravisto uno usato a 90€ l’altro giorno da Musical Box).
Amplificatori (non a rack)
L’unico amplificatore che possiedo è un modello per chitarra acustica (SR Jam 150 Plus). Ultimamente ho una certa curiosità verso combo/testate da studio in classe A (Cicognani Brutus, Peavey Mini Colossal e simili), ma ho l’impressione che resterà solo interesse “platonico”.
Glossario
Non mi ero mai reso conto di quanta fuffa terminologica si accumuli nella testa di un chitarrista…
hardware
In generale tutta la parte “non legnosa” di una chitarra elettrica tradizionale (ponte, meccaniche, controlli di tono e volume, ecc.).
humbucker
Su strumenti elettrici le vibrazioni delle corde vengono “raccolte” (trasformate in impulsi elettrici) da bobine magnetiche chiamate pick-up. Il single coil, come dice il nome stesso, è costituito da un singola bobina. L’humbucker è costituito da una coppia di bobine in controfase, ed è in grado di fornire un’uscita maggiore e meno rumore (“buck the hum”).
In generale su una chitarra si trovano due o tre pick-up, per cui si parla di “configurazione”. La configurazione tipica di una Stratocaster è SSS (tre single-coil partendo dal ponte), quella di una Ibanez è HSH (due humbucker con single coil centrale). Sulla chitarra è presente un selettore per scegliere quali pick-up attivare, i più comuni sono a 3 o 5 posizioni (ad ogni posizione corrisponde un gruppo di pick-up diversi).
bolt-on
Il manico (neck) può attaccarsi al corpo (body) della chitarra in 3 modi:
- bolt-on: attaccato con delle viti, tipico delle Fender Stratocaster, spesso si parla di “manico avvitato”. Il numero classico di viti è 4, ma se non possono trovare tranquillamente anche 5 o 6.
- set-in: manico incastrato e incollato al corpo, tipico delle Gibson, spesso si parla di “manico incollato”.
- neck-through: il manico e la parte centrale del corpo della chitarre sono costituiti da un pezzo unico di legno. La parte restante del body viene incollata al manico. Molto più frequente trovare questo tipo di attacco su un basso rispetto a una chitarra.
Sul manico è incollata la tastiera (fretboard): i legni più comuni sono il palissandro (rosewood) e l’acero (maple), ma ci sono tantissime varianti (ad esempio l’ebano).
semiacustica
A differenza delle chitarre elettriche solid body, la chitarra semiacustica presenta dei “buchi” nel corpo (camere tonali), tipicamente visibili attraverso buche ad effe (come quelle dei violini). L’utilizzo più comune delle chitarre semiacustiche è in ambito blues e jazz.
loop effetti, testata, combo, cassa
Il segnale della chitarra entra in un preamplificatore (preamp), passa da un amplificatore di potenza (power amp) e prosegue verso una cassa (cabinet) con dei coni (speaker). Gli speaker da chitarra più diffusi sono da 12 pollici e vengono utilizzati in configurazione 1×12″, 2×12″ oppure 4×12″. Il produttore più famoso di speaker è probabilmente Celestion.
Un amplificatore può essere combo (include tutti i componenti in un unico oggetto), oppure il cabinet può essere separato dalla testata (head). Nella testata troviamo sia il preamplificatore che l’amplificatore di potenza, entrambi gli stadi possono essere a valvole o a transistor. Nel caso del rack anche il preamp e il poweramp sono separati.
Alcuni effetti, come il wah-wah e il compressore, possono o devono essere messi prima del preamplificatore. Altri effetti, come delay e chorus, devono invece intervenire sul segnale già preamplificato. A questo serve il loop effetti: in pratica il segnale viene deviato verso degli effetti, elaborato e poi girato sul percorso originale verso l’amplificatore di potenza. Se proprio volete, immaginatelo come una sessione di trucco&parrucco del suono. Per evitare di complicarvi ulteriormente le idee, eviterei di parlare di loop seriale e parallelo
Se volete approfondire, Wikipedia (meglio quella inglese) è a vostra disposizione.
A New Toy
21 maggio 2010
Esperimenti con il nuovo obiettivo (Canon EF 24-70mm ƒ2.8 L).
Ora manca solo un corpo full frame (probabilmente Canon 5D markII, non appena uscirà il modello markIII).
P.S. Per chi c’è, ci si vede domani a Milano (WordCamp).




