Buone feste ‘na sega

18 Dicembre 2007

Oggi ho trascorso la pausa “pranzo”* in ufficio lavorando contemporaneamente su 3 computer (buon Dio, e chi pensava che il PC di una carrozzeria potesse contenere tanta polvere?!), il capo se la gode alle Maldive e non so più da che parte girarmi talmente sono incasinato, questa mattina ho perso un’ora della mia vita al telefono con un tizio incapace di dirmi se si trovava sul server o su un terminale (o meglio, ha scelto l’opzione errata causandomi un evidente principio di orchite), speravo di poter ricaricare le batterie tra il 24 dicembre e il 6 gennaio ma scopro che il 27 dicembre sono a fare il trasloco di un intero studio commercialista e ci sono in ballo almeno due installazioni nuove, i miei libri non sono ancora partiti, sono talmente fuso e scazzato che non c’ho manco voglia di mettere un punto e andare a capo per cui vi beccate un mattone indigesto e illeggibile.

* “pranzo” nel senso che di cibo non se n’è visto, come è consuetudine

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Acido

8 Dicembre 2007

Certe volte mi immagino come un grosso contenitore a perdere: vedi cazzate, leggi cazzate, subisci torti, mandi giù, rigorosamente in silenzio. Il problema è che un contenitore deve avere una valvola di sfogo, altrimenti rischia di esplodere. Ci sono giorni in cui l’acidità arriva a livelli di guardia, chi ti conosce ha imparato a riconoscere quei giorni e starsene alla larga: sono come un’enorme bomba innescata, in questi casi è sconsigliato agitare o fare movimenti improvvisi.

Certe volte penso di sfruttare questo piccolo spazio di visibilità per dare libero sfogo a tutti i pensieri che mi passano per la testa: spiegare a certa gente che sta osservando il mondo con il paraocchi - religione, politica, semplice stupidita, fate voi - e non è un buon modo di vivere. Discutere della differenza tra spazzatura e contenuti. Mostrare ad altre persone che non sono in grado di scrivere due frasi comprensibili e in italiano passabile, benché si credano grandi comunicatori e abbiano i numeri dalla loro parte - che io i numeri li conosco, son mica gente affidabile quella lì.

Poi mi riprendo e mi rendo conto che sarebbe tutto tempo sprecato, e di tempo a disposizione ne ho già troppo poco. Prima o poi troverò altre valvole di sfogo, più efficaci e meno dispersive.

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Con buona probabilità questa settimana (e forse anche la prossima) noterete scarsa attività su questo blog: mi è capitato tra capo e collo un “lavoretto” bello grosso da fare e non potrò trascorrere molto tempo online tra blog, forum e feed reader :-(

Notizie in breve:

Prometto solennemente che cercherò di onorare l’appuntamento domenicale tanto caro a mamme e bambini ;-)

Avrò dimenticato qualcosa? Boh!

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Lo pseudo-lavoro (sfogo)

26 Ottobre 2007

Quando questo post verrà pubblicato sul blog, io sarò su un treno, destinazione Milano, in compagnia del mio notebook e di un paio di persone (melodrammatico, vero?). In realtà la vera destinazione è la sede di un’azienda con cui potrei iniziare un nuovo rapporto di collaborazione: la proposta è arrivata tramite un amico, inizialmente mi era sembrata un’offerta straordinaria ma più ci penso e più ci vedo problemi (e sono passati solo 4 giorni, cazzarola).

Ogni tanto mi capita di guardarmi indietro e pensare al lavoro che ho fatto in questi anni: ho iniziato a lavorare nel 1999, facendo corsi di informatica (Windows, Word, Excel) presso le aziende. Nel marzo del 2000 ho iniziato un rapporto di collaborazione che dura tutt’oggi: tecnico software e hardware, assistenza su software gestionali.

In questi 8 anni ho aperto una ditta individuale (luglio 2004), lasciato ammuffire un libretto con 15 esami di ingegneria elettronica, coltivato una decina di clienti diretti, realizzato qualche sito web e sviluppato piccoli software. Tutta la formazione è sempre stata a mio carico (Amazon ringrazia): non ho mai avuto la possibilità di crescere grazie al lavoro (ho sempre lavorato da solo, non ho colleghi più esperti a cui “rubare il mestiere”), quello che ho imparato l’ho fatto perché volevo farlo, e solo in alcuni casi mi è venuto utile per il lavoro.

Nonostante questo mi ritengo un privilegiato: pur essendo un lavoratore autonomo, ho un lavoro garantito di 28 ore alla settimana, con tariffa oraria e rimborso chilometrico, nelle restanti ore posso gestire liberamente i miei clienti. Da non dimenticare un punto fondamentale, sudato frutto delle lotte di questi anni: solo i clienti diretti possono rompermi le scatole sul telefono cellulare, i 200 e passa clienti che seguo in quelle 28 ore no.

Quando mi hanno proposto questo nuovo lavoro (che occuperebbe solo parte della settimana, forse 2 giorni) ho subito pensato alle prospettive economiche: a parità di ore riuscirò a guadagnare più di quanto guadagno ora? Se la risposta è sì, è fatta.

Poi ci pensi con calma, e ti chiedi: ma sei sicuro che l’aspetto economico conti fino a questo punto? Quanto sei disposto a cedere della tua libertà per guadagnare soldi? Se guadagnare più soldi significa ricevere chiamate a tutte le ore, rinunciare a quegli scampoli di tempo che dedichi ai tuoi interessi, ne vale ancora la pena?

Alla fine ho fatto come faccio di solito: apro un editor di testi, di quelli senza tanti fronzoli e merletti, e comincio a scrivere. Pro e contro. Le cose da chiedere, quelle da chiarire.

In fondo al foglio c’è una domanda, chiara: quali sono le prospettive di crescita e le possibilità di formazione (non commerciale, grazie)? In questi giorni sono passato dall’entusiasmo al dubbio, la sensazione è che, accettando, dovrò rinunciare a molta, forse troppa della mia attuale libertà, e che le risposte all’ultima domanda non saranno soddisfacenti.

Alla fine sono uno pseudo-tecnico di 30 anni che ancora non ha deciso cosa vuol fare da grande.

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