Il post B.

13 novembre 2011

Sono più o meno le 5 del mattino in un hotel di Berlino, il wifi viaggia a velocità penosa e ho accumulato sonno sufficiente per le prossime due settimane, per cui i pensieri potrebbero essere meno lucidi del dovuto.

Leggo Facebook, corriere.it e vedo tanta gente festeggiare per la caduta di Berlusconi. Sarò pessimista ma c’è ben poco di cui essere contenti. Vedo un paese che scende in piazza per quello che è un atto dovuto in democrazia, che si illude che la nostra crisi sia dovuta a una sola persona e che è probabilmente talmente pieno di risentimento da chiudere un occhio di fronte ad atti di violenza. Oggi si chiude un capitolo nero della nostra storia moderna ma, viste le premesse, quello che abbiamo di fronte potrebbe non essere tanto meglio. Potrebbe e dovrebbe essere l’occasione per tornare a essere un paese più civile e meno diviso, invece ho l’impressione che si stia solo preparando il terreno per un nuovo Mr. B.


Brunetta 1.0

21 aprile 2009

L’agenzia (serverstudio.it) che gestisce la presenza sul web di Renato Brunetta, nei giorni scorsi ha avuto la brillante idea di fare l’invio di massa di una mail per pubblicizzare l’ultimo libro del ministro. Raramente ho visto una simile serie di cappelle comunicative tutte assieme:

  • Target. Che senso ha scegliere i blogger per una campagna del genere? I blogger sono gente incazzosa, che non nutre particolare simpatia per la politica e, soprattutto, odia chiunque invada la tranquillità della propria casella di posta elettronica con dello SPAM (perché di questo si trattava).
  • Dove hai recuperato questo indirizzo e-mail? Chi ti ha autorizzato ad inviarmi comunicazioni simili? Già che ci siete leggete l’esaustivo post di Paolo sull’argomento (io ho scritto domenica sera chiedendo informazioni, ancora attendo risposta).
  • Una mail costituita da una sola immagine jpeg da 170KB è imbarazzante. Solo testo è cosa buona e giusta, HTML è male, JPEG è anticristo.
  • Un indirizzo @gmail.com come mittente? Le caselle @hotmail erano finite?

Inutile inferierire sul “blog”, che in realtà è l’ennesima raccolta di rassegne stampa, con commenti che non c’entrano assolutamente nulla con l’argomento (alla faccia della “discussione tra persone”). Insomma, fuffa 2.0 reloaded.

Tag Technorati:

Disclaimer: lungo rant politico. Se siete interessati alla parte tecnica o tecnologica di questo blog, potete saltarlo tranquillamente a piè pari 🙂

Non avendo seguito il discorso di Veltroni (non ho un paio d’ore da dedicarti, sorry bro!), faccio riferimento alla sintesi in 12 punti di Repubblica.

Primo. Scegliere come priorità infrastrutture e qualità ambientale. No alla protesta Nimby e sì al coinvolgimento e alla consultazione dei cittadini. Sì agli impianti per produrre energia pulita, ai rigassificatori, ai termovalorizzatori e all’Alta Velocità e al completamento della Tav.

Quarto. “Fare quello che non è mai stato fatto”: ridurre le tasse ai contribuenti leali ai lavoratori dipendenti e autonomi. A partire dal 2009 un punto in meno di Irpef ogni anno per tre anni

Demagogia allo stato brado:

  • il governo Prodi non è stato in grado di imporre queste scelte (vedi alla voce TAV), nemmeno ai propri “amici” in condizioni di emergenza (vedi alla voce Napoli), non capisco in che modo Veltroni conti di riuscirci.
    Se per governare avrà bisogno dell’appoggio di verdi  e sinistra (nimby forever), il primo punto salta. Ammesso e non concesso che il PD riesca a mantenere una linea coerente al suo interno (ve lo ricordate il “programma di governo” sottoscritto da tutte le forze dell’unione? ecco);
  • l’equazione “taglio aliquote IRPEF=meno tasse” è semplicemente ridicola (e demagogica). Abbassi di un punto l’IRPEF e riduci le deduzioni e le detrazioni? A casa mia quello si chiama”aumentare le tasse”, perché alla fine sto pagando più dell’anno precedente. Tu invece lo chiami “ridurre le tasse”. Bon, basta saperlo.

Sesto. Il problema della casa. Aumentare le case in affitto e “costruzione di circa 700 mila nuove case da mettere sul mercato a canoni compresi tra i 300 e i 500 euro”.

Interessante… Chi sarà il proprietario di queste case visto che le diamo in affitto? Lo stato? Un nuovo ente? Come si concilia questo splendido progetto con il punto “controllo della spesa pubblica”?

Settimo. Invertire il trend demografico mediante l’istituzione di una dote fiscale per il figlio. 2500 euro al primo figlio e aiuti per gli asili nido.
Ottavo. L’università. Cento nuovi campus universitari e scolastici entro il 2010.

No, aspetta… Questa devo averla già sentita da qualche parte… Certo, l’avevano fatta quei populisti del governo Berlusconi portandosi a casa una marea di insulti.

Nono. Lotta alla precarietà, qualità del lavoro e sua sicurezza. I giovani precari dovranno raggiungere il minimo di 1.000 euro mensili.

Stesso problema delle case. In che modo il governo conta di arrivare a 1000 euro per i giovani precari? Mettendo soldi di tasca propria? Fornendo incentivi alle aziende? E poi: tutti i giovani precari indistintamente? Come facciamo a valutare il merito e il lavoro che fanno? Li valgono quei mille euro? Perché non so voi, ma pagare 1000 euro un tizio che si gratta allegramente il belìn non è la massima aspirazione di un datore di lavoro (e in generale non è un bene per l’azienda).

Giusto per la cronaca, la settimana scorsa sono stato in un’azienda a conduzione familiare (padre, madre, figlio) che si occupa di nastri trasportatori (lavoro non di concetto e sicuramente faticoso): non sono in grado di trovare un lavoratore degno di questo nome, e in quel caso lo stipendio mensile è quasi una volta e mezzo quello proposto da WV.
Tutti quelli che si sono presentati (tutti italiani) spariscono dopo aver ricevuto il primo stipendio, oppure passano settimane in mutua. Da queste parti il lavoro c’è, bianco e assicurato, spesso mancano i lavoratori per una serie infinita di motivi: i ragazzi al primo impiego vogliono il week-end sempre libero, considerano lo stipendio troppo basso, esigono un lavoro adeguato al proprio titolo di studio, la sera devono poter uscire con gli amici, ecc. ecc. E non crediate che sia la prima storia del genere che sento in questi otto anni.

Dodicesimo. L’innovazione. Portare la banda larga in tutta l’Italia, garantire a tutti una tv di qualità, superare il duopolio tv e correggere gli eccessi di concentrazione delle risorse economiche.

Questo punto è il tipico esempio della politica fuffa style – e al momento a destra la situazione non è migliore. Se stai facendo una dichiarazione di intenti, perché non elenchi una serie di punti precisi? Faccio un esempio: eliminazione del canone RAI, eliminazione della pubblicità da uno dei 3 canali RAI, sostegno alle comunità locali non raggiunte da banda larga (come, dove, quando e perché), ecc. ecc. No, si parla di “tv di qualità”. Perché? Perché probabilmente Walter e i suoi colleghi non hanno la più pallida idea di cosa sia il digital divide.

Sinceramente, non capisco perché tanta gente sia andata in brodo di giuggiole per questo discorso, a me sembra la solita fuffa.

Tag Technorati:

Anche se normalmente mi riprometto di non parlare di politica, certe volte è proprio impossibile starsene zitti. Ormai è un dato di fatto: siamo governati da una cooperativa di incapaci.

A prescindere dal colore del governo, tranne rare eccezioni il ministro non conta nulla, non sono il merito o le competenze a fargli guadagnare il posto ma il colore della tessera: il vero lavoro viene fatto da consulenti e “specialisti” che operano lontano dalle telecamere, il ministro ci mette la faccia e se ne prende i meriti (e da bravo italiano quasi mai le colpe).

Il problema fondamentale è che nell’attuale governo anche gli “specialisti” mostrano limiti evidenti.

Faccio qualche esempio, ma potrei tediarvi per ore 😉

  • decreto Bersani-Visco sull’IVA degli immobili: retroattività di due anni (anche se la retroattività è vietata dallo Statuto dei diritti del contribuente), aziende obbligate a restituire l’IVA. Il governo stima un gettito di 1.8 miliardi, AssoImmobiliare fa notare che l’esborso sarebbe di circa 30 miliardi di euro, dietro-front del governo già al 14 luglio (altro articolo interessante): in fin dei conti si è trattato di un innocente arrotondamento…
  • DL 262/2006, modifica della gestione delle auto aziendali: il decreto colpisce indistintamente aziende da 100 dipendenti e ditte individuali (indeducibilità totale dei costi per auto ad uso promiscuo), operai con 1000 euro di stipendio mensile e persone che quei soldi li guadagnano in un giorno (auto aziendali fornite al dipendente).
  • nuove scadenze per UNICO 2007: 770 entro il 31 marzo (in questo caso a partire dall’UNICO 2008), presentazione telematica delle dichiarazioni entro il 31 luglio.
    Chi ha elaborato queste scadenze non è mai entrato in uno studio commercialista: attualmente le scadenze per il tematico sono al 31 ottobre e i software aggiornati con le nuove normative normalmente arrivano a maggio!
    Se volete imporre queste scadenze dovete anche fare in modo che le normative siano pronte leggermente prima del 31 dicembre oppure evitare di rivoltarle come un calzino ogni singolo anno.
  • obbligo invio telematico F24: inizialmente previsto dal 1° ottobre, all’ultimo momento hanno spostato il termine al 1° gennaio 2007 per i soggetti con partita IVA e mantenuto la scadenza solo per i soggetti IRES. I più colpiti sono ovviamente i piccoli, artigiani che ignorano l’uso del computer e dell’home-banking e che dovranno pagare il commercialista o la banca per adempiere a questi obblighi.
  • obbligo per i professionisti di avere un conto corrente riservato all’attività, impossibilità di ricevere pagamenti in contanti superiori ad un determinato importo: non vi farò l’esempio della vecchina senza conto corrente/carta di credito/assegni, mi limito a far notare che basterà fare una fattura con importo X e prendere il resto in contanti, oppure non fare del tutto la fattura.
  • obbligo allegato clienti/fornitori: nuovi costi per il commercialista e di conseguenza per il contribuente.
  • anti-riciclaggio: professionisti (DL 141) e operatori non finanziari (DL 143) sono obbligati a tenere un registro delle transazioni superiori a 12.500 euro (archivio unico informatico) e segnalare le attività sospette. Praticamente il ruolo di controllo che spetterebbe allo Stato viene trasferito a costo zero (per lo stato) sulle aziende (costo software e gestione).

Ultima considerazione: le aliquote IRPEF tanto sbandierate sono l’ultima cosa da prendere in considerazione. Se guardate quelle percentuali e vi ritenete soddisfatti (toh! guarda… risparmio il 2%!) non avete capito un beneamato: alla fine ci troveremo tutti con meno soldi, alla faccia degli scaglioni 🙁