Leggo sull’ultimo numero italiano di Wired un articolo relativo all’ottimizzazione di Firefox (aka “rendere il browser più veloce”). Esaminiamo uno alla volta i consigli dell’esperto (Angelo di Veroli).

1) Creare in about:config una chiave content.notify.interval e impostarla a true, creare una seconda chiave content.notify.ontimer e impostarla a 500.000. Cito dagli articoli che descrivono queste preferenze su MozillaZine:

Setting this preference to true will greatly increase rendering time on high speed connections.

Lowering the interval will lower the perceived page loading time but increase the total loading time, especially on slower connections. Values below 100,000 have a significant impact on performance and are not recommended.

Traduco le parti in grassetto per chi non mastica l’inglese: “aumenta in modo considerevole il tempo di rendering su connessioni ad altà velocità” e “diminuisce il tempo percepito di caricamento della pagina ma aumenta il tempo complessivo di caricamento”. Sbaglio oppure l’obiettivo iniziale era quello di aumentare la velocità del browser?

2) Creare in about:config una chiave content.switch.threshold e impostarla a 250.000

Raising the value will make the application more responsive at the expense of page load time

Il valore di default è 750.000 (0,75 secondi). In pratica si diminuisce l’intervallo necessario per passare dalla modalità high frequency interrupt a quella low frequency interrupt: in modalità low frequency interrupt il caricamento diventa più veloce, a scapito della reattività dell’interfaccia. Peccato che serva attivare anche la prima chiave (content.notify.interval).

3) Creare in about:config una chiave content.interrupt.parsing e impostarla a false.

Parsing cannot be interrupted. The application will be unresponsive until parsing is complete.

L’applicazione potrebbe “non rispondere” fino a quando il parsing della pagina non sarà completato, e già questo dovrebbe far riflettere sull’utilità della modifica. La chicca in realtà è un’altra: il “consiglio” numero 2 (content.switch.threshold) richiede questa chiave a true (valore predefinito), quindi diventa perfettamente inutile.

Morale della favola: documentatevi e non fidatevi del primo esperto che trovate in un angolo.


Brunetta 1.0

21 aprile 2009

L’agenzia (serverstudio.it) che gestisce la presenza sul web di Renato Brunetta, nei giorni scorsi ha avuto la brillante idea di fare l’invio di massa di una mail per pubblicizzare l’ultimo libro del ministro. Raramente ho visto una simile serie di cappelle comunicative tutte assieme:

  • Target. Che senso ha scegliere i blogger per una campagna del genere? I blogger sono gente incazzosa, che non nutre particolare simpatia per la politica e, soprattutto, odia chiunque invada la tranquillità della propria casella di posta elettronica con dello SPAM (perché di questo si trattava).
  • Dove hai recuperato questo indirizzo e-mail? Chi ti ha autorizzato ad inviarmi comunicazioni simili? Già che ci siete leggete l’esaustivo post di Paolo sull’argomento (io ho scritto domenica sera chiedendo informazioni, ancora attendo risposta).
  • Una mail costituita da una sola immagine jpeg da 170KB è imbarazzante. Solo testo è cosa buona e giusta, HTML è male, JPEG è anticristo.
  • Un indirizzo @gmail.com come mittente? Le caselle @hotmail erano finite?

Inutile inferierire sul “blog”, che in realtà è l’ennesima raccolta di rassegne stampa, con commenti che non c’entrano assolutamente nulla con l’argomento (alla faccia della “discussione tra persone”). Insomma, fuffa 2.0 reloaded.

Tag Technorati:

Ecco alcune delle start-up incontrate durante l’evento di Brescia.

Closr

Se ne è parlato su diversi blog nei giorni scorsi, e tra tutte le proposte sembra quella più interessante e promettente. Si tratta di una tecnologia che consente di caricare e condividere immagini di grandi dimensioni (fino a 100 megapixel), offrendo un visualizzatore in grado di gestire la rotazione e lo zoom delle immagini e ottimizzare il consumo di banda (fondamentale considerando le dimensioni dei file).

Le applicazioni possibili sono molte: immagini di natura medica (ad esempio una radiografia), architettura e beni culturali, cartografia, ecc. ecc. Closr non punta a diventare un rivale di Flickr, tant’è che l’aspetto community non viene preso in considerazione. Modello di business: account pro a pagamento (per il momento è gratuito).

WorkCity

Sistema web-based di gestione della fatturazione e della contabilità rivolto a piccoli professionisti. L’idea non è nuova, originale il modello di business:

  • la piattaforma è Open Source, rilasciata sotto licenza GPL;
  • il modello di business attualmente si basa sulla possibilità di avere un account pro a pagamento. L’obiettivo finale è quello di sostenersi “vendendo” la parte di consulenza contabile: il professionista inserisce le proprie fatture tramite l’applicazione web, un consulente gestisce la parte contabile.

Personalmente non sono così favorevole all’idea di avere un “consulente telematico”. Ci sono attività che non possono essere fatte a distanza: questo presuppone la presenza di una rete di consulenti distribuita in tutta Italia? Non si sta sottovalutando il rapporto di fiducia tra professionista e consulente?

Koinup

Un social network per mondi virtuali come Second Life o WoW. Idea interessante, se non fossi convinto del fatto che i mondi virtuali non abbiano margine di crescita (a meno di cambiamenti radicali nelle modalità di interazione), alla faccia dei grafici che prevedono l’esplosione di queste tecnologie nel 2011.

Modello di business: pubblicità (AdSense al momento, in futuro gestione diretta degli spazi pubblicitari e campagne mirate da parte dei gestori di mondi virtuali).

Cosmos

Sistema operativo realizzato in C# e rilasciato sotto licenza BSD. Forse avrebbe un senso se il progetto fosse mirato (ad esempio per sistemi embedded oppure per applicazioni real-time), personalmente non vedo l’utilità di reinventare la ruota. Modello di business non pervenuto.


Per darvi un’idea di massima, ecco un breve riassunto di come si è svolta la giornata:

  • ritrovo alle 11.30 al centro fiera di Brescia;
  • presentazione introduttiva a cura di Pierantonio Macola (amministratore delegato di SMAU), Andrea Gaschi e Giuliano Faini di Osservatori ICT (Politecnico di Milano);
  • pranzo e visita alla sezione Percorsi dell’innovazione, discussione con i rappresentanti di alcune start-up italiane;
  • sezione unpackaging (Ingram Micro) dedicata alla presentazione di alcuni prodotti (case Antec, monitor Samsung, eeepc e notebook Asus, borse TechAir, stampanti Xerox, notebook , telecamere e proiettori Toshiba)
  • chiusura evento (16.30)

Due cose mi hanno sinceramente colpito di Pierantonio Macola: l’entusiasmo e la disponibilità. Non è da tutti i giorni trovare una persona così aperta alla discussione: se l’interlocutore è di questo tipo, ci sono buone speranze per il futuro.

In sostanza questo è il futuro di SMAU:

  • tornare a concentrare l’attenzione sulla piccola e media impresa (PMI), soprattutto negli eventi locali (come Brescia e Bari);
  • ripetere nel 2010 l’esperienza del Webb.it, cercare di coinvolgere i giovani e sostenere l’eccellenza.

L’intenzione è quella di coinvolgere i blogger – intesi come fonte indipendente di opinioni – nella discussione. Problema: come farlo? Ecco un paio di spunti di riflessione (senza la presunzione di parlare a nome di tutti).

Sono un blogger, non un giornalista: scrivere sul blog non rappresenta il mio lavoro né una fonte di guadagno, scrivo sul blog per il piacere di farlo e di condividere le mie esperienze con altre persone. Per questo motivo non sarò mai interessato ad asettiche rassegne stampa: se vuoi coinvolgermi nella discussione, la comunicazione deve essere personale. Stai discutendo con una persona, non una categoria. Da questo punto di vista, la gestione dell’Unpacking Smau di Brescia è stata ottima.

I blogger non sono tutti uguali: in Italia molti blog sono di impostazione tecnica, scritti da sistemisti, tecnici, web-designer, sviluppatori, ecc. ecc. Anche i blogger non tecnici sono spesso dei geek allo stadio terminale. Se vuoi coinvolgere il blogger nella presentazione di un prodotto, devi tenere conto di questo fattore: la maggior parte dei prodotti che vai a presentare li ho già apprezzati o odiati su Engadget, anche se in Italia arriveranno tra qualche mese. Certo, rimane il vantaggio non indifferente di poterli toccare e vedere con mano (ad esempio non mi ero ancora reso conto delle effettive dimensioni dell’Asus EeeBox, o non mi ero mai interessato alla tecnologia solid ink di Xerox). In sostanza, la comunicazione deve essere tarata sulla platea (con i dovuti compromessi).

Come ha sottolineato Tiziano, rimane da capire se la PMI sia interessata all’opinione dei blogger 😉


Unpacking Smau Brescia 2009

Eccomi di ritorno dall’evento Unpacking Smau a Brescia: prima di tuffarmi nel lavoro arretrato, ci tengo a fare un paio di considerazioni rapidissime, in attesa di lasciar “depositare” riflessioni più specifiche su alcuni argomenti (start-up, futuro di Smau, prodotti visti):

  • un ringraziamento a Mavero (preciso che è sopravvissuto al pranzo, anche se dalla copertura live non si direbbe), ad Anna e tutto lo staff di Smau per la cordialità e la perfetta organizzazione;
  • fa ben sperare l’interesse espresso dall’amministratore delegato di Smau Pierantonio Macola (nella foto) verso il mondo dei blogger. Il fatto stesso che parli di “blogger” e non di “blog” è, in un certo senso, cosa buona.

A presto, lavoro permettendo, per le altre considerazioni.

P.S. non aspettatevi altre foto: l’incontro si è tenuto in una fiera in pieno allestimento, c’erano decine di altre macchine fotografiche e scattare a 1600 ISO non è la mia massima aspirazione 😉


Visto che questo blog è ormai preda del deliquio estivo e sfoggia una frequenza di pubblicazione degna di un bradipo accidioso, vediamo di dedicare il sabato mattina alla scrittura di un post da vecchio rompicoglioni (cit).

Nota per i piccoli padawan aspiranti blogstar: scrivere un post di sabato mattina non è sicuramente la ricetta per il successo del vostro blog. Nella scala dei blogpeccati il post del sabato è superato solo dal post della domenica; se non ci credete controllate la produzione delle vostre blogstar preferite (quelle circondate da folle di fans urlanti e commentatori devoti), non troverete quasi mai un post domenicale. Se proprio devi scrivere di domenica, fallo ma non farlo sapere in giro e usa la pubblicazione programmata.

Scrivere di sabato è un po’ come finire a parlare di sistemi operativi e CPU al primo appuntamento galante con un individuo di sesso femminile. Nella maggior parte dei casi chi sta dall’altra parte non apprezza, se invece sei fortunato trovi un pubblico sopra la media in termini di attenzione e qualità (tipo una geek girl che elogia il TDP). E si sa che il pubblico di qualità non fa massa ma dà grandi soddisfazioni.

Torniamo a bolla. Sotto i nostri occhi si consuma quotidianamente una tragedia: là fuori esistono decine (centinaia) di blog che non riescono a produrre contenuti e si riducono a rimasticare sistematicamente le notizie altrui.

Il rimasticatore per necessità non possiede per limiti biologici la capacità di produrre contenuti originali ma avverte il dovere morale di mantenere un blog che mandi quotidianamente al macero miliardi di bit di informazione (oppure spera di guadagnarsi da vivere con gli adsense). In assenza di contenuti, per tenere vivo il blog basta diventare un “rimasticatore di notizie”: prendi una notizia, fai un copia/incolla sul tuo blog e ci piazzi un bel [Via] con tanto di link. Coscienza a posto, post inserito, bit consumati. E già che ci siamo abbiamo dato una botta all’indicizzazione – Google passa e archivia il “non post” con i “non contenuti”- e una alle famigerate classifiche che tracciano le discussioni. Dopato.

Il rimasticatore consapevole è perfettamente in grado di formulare riflessioni di senso compiuto e ritiene che il newsmastering sia cosa buona e giusta. Irrecuperabile.

Il rimasticatore in incognito (il peggiore) prende una notizia (tipicamente tecnologica e in inglese), aspetta qualche giorno per non farsi notare, la risputa fuori in italiano senza citare la fonte e cambiando un paio di virgole qua e là. Subdolo e astuto (crede lui).

Se non c’è nulla da aggiungere a quello che altri hanno già scritto, forse sarebbe il caso di usare un account su del.icio.us, un tumblr o strumenti simili – c’è solo l’imbarazzo della scelta – e  condividere solo i link che ritieni interessanti. Ah, ho già detto che odio i link di del.icio.us nel feed dei blog? 😛

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