WordCamp 2010

23 maggio 2010

Ecco le foto della giornata di ieri a Milano: un ringraziamento a Wolly per l’organizzazione e un bacio a tutte le personcine che ho incrociato. Ora posso tornare nella mia tana da orso per un altro paio d’anni 😛

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Riva del Garda (blogfest)

14 settembre 2008

Riva del Garda

Qualche considerazione in ordine sparso, confuso e senza link (c’ho un debito di sonno che manco Alitalia…).

I genovesi son gente confusa, vedono una distesa d’acqua e la chiamano mare: belìn, si chiama lago! 😛

Anche altri blogger hanno una geografia tutta loro, del tipo che Savona è in Abruzzo, vero Stefigno? 😛

Tempo di merda.

È sempre un piacere rivedere gli omini del compiùter: quelli genovesi e confusi, ma anche quelli che abitano nel raggio di 20km e non incontri mai (orso mode rulez). Anche se la prima cosa che vedi arrivando sul lungolago è un tizYo in bicicletta che si fa urlare “Vai piano!” dai bambini, oppure un (alto) serial killer svizzero con improbabile accento quasi romagnolo.

Tempo di merda. Ok ok, l’avevo già detto.

Bella l’idea di fare un BarCamp in una località turistica. Pessima l’idea di farlo così disperso e con una copertura wi-fi discutibile*. Anche l’idea dei badge viola mi ha lasciato perplesso (non ti sei accorto dei badge viola? Peccato). Certo il tempodimerda© non ha aiutato: il passaggio tra i 15°C nella bufera dell’esterno, i 52°C del centro congressi e i 20°C della sala principale non ha sicuramente giovato alla mia salute.

Tempo di merda. No, è che ci tengo a sottolineare il concetto.

C’è gente che ha preso sul serio i premi di Macchianera. Ergo là fuori c’è gente che non sta bene. Per niente.

Qualcuno si procuri un video dello ZYO che va a ritirare il premio come miglior blog letterario: un uomo che percorre tutta la sala (si era imboscato sul fondo) vergognandosi come un ladro in mezzo a un’ovazione da stadio. Se troviamo il video: un bel ralenti, ci piazziamo sotto “Momenti di gloria” e via. Al massimo in post produzione aggiungiamo un paio di guest star che lanciano il reggiseno sul palco (ma non quello della Lucarelli, altrimenti con lo spostamento d’aria volan via un paio di bambini). In alternativa si accetta il video di Andrea Beggi che ritira il premio per Auro dichiarando, orgoglioso in tutta la sua nerditudine,  “Le ho migrato il blog” 😛

Messaggio di servizio: la risposta “No grazie” alla domanda “Posso farti una fotografia da pubblicare su XYZ?” incredibilmente significa “No”, non “No, ma discutiamone finché le mie gonadi cadranno frantumate al suolo” 😉

Blogger famoso non è sinonimo di blogger atletico.

Ho già parlato del tempodimerda©?

* Update semi-serio sulla questione “wi-fi discutibile”

L’evento BlogFest è stato “pubblicizzato” mesi fa con slogan come “trasformiamo Riva in una città fonera”. Arrivare a Riva e scoprire che la connettività non era garantita da FON mi ha lasciato quantomeno perplesso, così come mi ha lasciato perplesso la procedura di registrazione per cui era necessario fornire il proprio numero di cellulare (motivo per cui ho preferito usare la copertura H3G con il Nokia E90). Considerato il tempodimerda© e la conseguente concentrazione di geek per metro quadro in alcuni ambienti (vedi centro congressi), non credo si potesse fare molto di meglio sul fronte della connettività.

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Post iWordCamp

12 maggio 2008

Matt

Ok, eccoci al tanto atteso (ma quando mai?) resoconto post barcamp: questa volta cercherò di non dilungarmi come mio solito.

Prima considerazione: è la prima volta che sfrutto i parcheggi di scambio dell’ATM (Cascina Gobba) e uso la metro per raggiungere la destinazione (Triennale). In totale ho speso la misera cifra di 4,10€ per lasciare la macchina parcheggiata nove ore e farmi un’oretta di metro: ma chi te lo fa fare di metterti in macchina in mezzo al traffico di Milano?

Dopo un giro turistico all’interno del Castello Sforzesco (Maurizio ci teneva molto, eravamo in anticipo e abbiamo deciso di accontentarlo) e aver constatato che trovare un milanese a Milano è impresa impossibile, soprattutto se ne cerchi uno con nozioni minime di viabilità locale, si arriva a destinazione.

Ora, non starò a descrivervi il piacere di rivedere un sacco di belle persone, incontrarne di nuove (compreso un tenero codice fiscaleâ„¢ che litiga con le connessioni, mica roba da tutti i giorni), e non vi parlerò nemmeno della sensazione di vuoto che ti sale il giorno dopo (i barcamp danno assuefazione, sappiatelo). Ci tengo a ringraziare ancora Wolly per l’organizzazione (provateci voi a organizzare un barcamp da soli, poi ne riparliamo), e Ma.tt per la presenza e la disponibilità: considerato il carattere di altri ragazzi prodigio del web 2.0, Matt Mullenweg è veramente un gioiello (peccato solo che usi Nikon).

L’iWordCamp è stato sicuramente un barcamp atipico:

  • niente striscioni, magliette, badge o gadget assortiti. Questo dimostra, alla faccia di chi parla di gente affamata di tramezzini e gadget, che il successo di un barcamp non si misura con il numero delle cazzabubbole che si portano a casa o con i soldi offerti dagli sponsor;
  • la mancanza dei badge non si è fatta sentire, forse perché ormai si riesce ad associare quasi sempre un nick a un viso (io ne ho mancati comunque un paio, mi rifarò la prossima volta);
  • niente pranzo organizzato: basta scegliere un luogo a poca distanza da diversi punti di ristoro (Parco Sempione), e nessuno ne sentirà la mancanza;
  • speech all’aperto e all’ombra: secondo me è davvero la soluzione definitiva, quella che ti fa esclamare «Mai più senza!». Seduti su comodi divanetti disposti ad anfiteatro, sotto l’ombra di un tendone, con la persona che parla nel mezzo (si è sentita solo la mancanza di un microfono, ma se uno voleva ascoltare poteva farlo tranquillamente). In realtà qualcosa di simile era già stato fatto al RomagnaCamp, con due problemi: il sole a picco nel pomeriggio e l’andirivieni di persone (d’altronde eravamo in spiaggia, non si potevano sopprimere i bagnanti rumorosi). Gli stessi divanetti sono serviti nel pomeriggio per il couch-speech di Andrea – che la prossima volta è pregato di indossare una camicia che non faccia andare in palla gli esposimetri 😛 – e per rilassarsi facendo quattro chiacchiere.

Concludendo, credo ci sia molto da imparare da questo barcamp milanese 😉

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Il mio GhiradaBarcamp

23 settembre 2007

Eccoci arrivati al momento del consueto resoconto post BarCamp, forse un po’ meno cazzaro del solito: per il sottoscritto si è trattato di un BarCamp un po’ atipico, considerando che ho deciso solo il venerdì mattina di partire per Treviso ignorando l’inquietante mole di lavoro arretrato. Fortuna ha voluto che venerdì mattina Lalui fosse online, per cui siamo anche riusciti ad organizzarci per il viaggio in compagnia.

Ci sarebbe da aprire un capitolo a parte su Luigina, l’unica bresciana che parla con spiccato accento centroamericano, venezuelano per la precisione, senza un preciso motivo. Voci di corridoio mormorano di un colpo in testa ricevuto in tenera età (vedi cronache di episodi recenti), il che spiegherebbe anche altre cose, tra cui i gusti musicali discutibili e gli improvvisi vuoti di memoria linguistici 😛

Partenza ore 8.30 da Desenzano, incredibilmente alle 10.10 eravamo già nel parcheggio della Ghirada. Lo spazio a disposizione è enorme: l’accoglienza avviene all’esterno, viene consegnato il badge e la classica borsa da barcamp, contenente cibo e bevande, penna-cappellino-maglietta, buoni colazione-spritz. Per il wi-fi ci sono user e password incollati dietro ad ogni badge (per ritirare il badge devi fornire i tuoi dati e il riferimento ad un documento di identità): soluzione semplice e da tenere in considerazione per il futuro. Chi vuole può iscriversi al pranzo pagando 10€, le immagini testimoniano l’abbondanza dei viveri a disposizione degli affamati barcamper. Peccato che quell’aguzzino di Pandemia ci abbia tenuti a stecchetto fino alle 13 passate con la sua presentazione 😛

La struttura delle sale è ideale: ci sono quattro stanze con proiettore e sedie in grado di accogliere comodamente 20-25 persone, con una porta che permette di chiudere fuori gran parte del rumore; tutte le sale danno su una stanza relax con poltrone e tavolini. Se non bastasse questa area relax, ci sono il bar, il ristorante, qualche ettaro di campi con erba color smeraldo e sole all’esterno. I complimenti agli organizzatori sono doverosi e quanto mai meritati.

Personalmente ho assistito a cinque presentazioni: quella di Gaspàr, quella di Gigi Cogo, le due di Luca Conti e quella di Salvatore Aranzulla, su cui magari tornerò in futuro. Alla fine, come sempre, le cose più interessanti escono nelle discussioni a margine della presentazione oppure durante la cena, dove non bisogna seguire il filo del discorso ma si parla del più e del meno a ruota libera, e dove insospettabili signorine sfoggiano url di siti poco raccomandabili e a me sconosciuti 😛

La sensazione è stata quella di un barcamp abbastanza atipico: pochi i blogger frequentatori abituali dei barcamp (peccato), tante persone semplicemente interessate alla tecnologia ma non blog-dotate, notevole presenza femminile. Se il Barcamp vuol essere un momento di incontro tra realtà diverse, direi che questo GhiradaBarcamp è stato un completo successo.

Dal punto di vista umano questo barcamp mi ha permesso di conoscere meglio alcune persone che avevo solo incrociato nei precedenti barcamp, Gaspar su tutti, di incrociare pazzi furiosi nonché fomentatori della folla durante i talk di Pandemia (chiedere a loro il perché del tag prstgr), conoscere una quasi vicina di casa, trovare vecchi amici e incontrarne di nuovi. Come sempre da questo punto di vista il bilancio è in netto attivo.

Episodi da segnalare: durante la cena sono riuscito a lavare il sottoscritto e Pasteris con una mezza litrata di acqua. Ovviamente la macchia si è piazzata in zona strategica, per cui sembravo un anziano blogger in preda a crisi di incontinenza. I tentativi di asciugare la chiazza non portavano beneficio, visto che a quel punto sembravo un anziano blogger dedito a pratiche onanistiche. Giusto il tempo di asciugarsi e Pasteris ha ben pensato di lavarmi nuovamente con la bottiglia di acqua: casualità o vendetta premeditata?

Oppure il sottoscritto e Gaspar che meditano di imboscare il notebook di Pandemia, lasciato incustodito prima della presentazione. Memori dei tempi lunghi necessari per fargli vedere il proiettore durante la presentazione mattutina, ci siamo benevolmente limitati a correggere la sua presentazione.

Partenza da Treviso verso le 22.30, arrivo in quel di Desenzano alle 0.40, complice uscita obbligatoria in quel di Padova Ovest e giro turistico nella campagna vicentina. La frase di lalui “Tanto ci mettiamo 1 ora e mezza” ha portato leggermente sfiga.

Praticamente ogni volta che mi muovo di sabato sera le autostrade aprono un cantiere, forse dovrei muovermi più spesso.

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GhiradaCamp

22 settembre 2007

Il vostro adorato blogger, in seguito a decisione brusca e repentina, oggi sarà al GhiradaCamp: per le 8.30 passo a recuperare LaLui (che già odia il sottoscritto e i suoi ritmi da anziano), A4 permettendo dovremmo arrivare in zona Treviso prima delle 11.

Come al solito: fate i bravi e non sporcate in giro, che poi torno e faccio il cazziatone. La fotografia di domani sarà leggermente in ritardo ma rigorosamente in tema *camp 😉

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Stamattina nella posta elettronica trovo un invito di Luca ad unirmi ad uno strano gruppo su FaceBook: Indigeni digitali. Non c’è che dire, il nome è strano ma basta guardare l’elenco degli officers, dal Corporate cerbottaniere al Generale dell’armata dei parapalle, per capire che si tratta di un bel gruppo di teste pensanti.

A quel punto sono sufficienti 5 minuti per capire cosa sta succedendo e farsi cadere un poco le braccia.

C’è chi si appropria del nome *Camp per organizzare un evento che nulla c’entra con un BarCamp, e per peggiorare la situazione decide pure di usare il Wiki ufficiale e il sito BarcampItalia.

Come conciliare questa frase

Sarà un momento di incontro per semplici utenti Internet e professionisti che vogliono approfondire i temi della sicurezza online e proporre nuove modalità di protezione dalla pirateria informatica.

E questa?

Ecco perchè così tanta gente, badate, gente normale (strano per un BarCamp) e molto interessata alle due presentazioni mattutine; presentazioni curate dai due sponsor dell’ evento, aperte alla discussione e ripeto molto partecipate. In pratica questo era un corso di formazione e l’ 80% dei partecipanti lavorava in banca compreso il gruppeto di più giovani con le polo che lavoravano per l’ azienda sponsorizzante (che poi era organizzante).

Coloro che hanno organizzato questo “non BarCamp” (vorrei usare termini più grevi, ma per una volta eviterò) usando strumenti come il blog dei Barcamp italiani o il Wiki ufficiale, dovrebbe semplicemente chiedere scusa, pubblicamente e in modo credibile. Non ho motivo di dubitare di quanto scritto da Sid: non vedo perché avrebbe dovuto inventarsi una storia del genere. Sta a voi spiegare cosa sia successo, sperando che la colpa non ricada sulle incomprensioni al tavolo dell’accettazione…

Visto che hanno un blog, chissà che non controllino pure le blog reactions. A proposito di blog: il tema è scazzato (immagini disallineate in vari punti) e la versione di WordPress non è aggiornata, come azienda potete fare di meglio (e magari lasciare il link a WordPress da qualche parte) 😉

C’è anche chi sta organizzando la terza edizione del marketing camp e sceglierà 10 “esploratori digitali”, ovviamente selezionati ad insindacabile giudizio dell’organizzatore (che io non sono ancora riuscito ad incrociare ad un barcamp vero). Visto che la polemica è vecchia, cito un vecchio post di Stefano Vitta (essendo tra gli invitati al tempo non può certo essere accusato di invidia):

Se si usa il termine Camp e quindi si vuole identificare l’evento come uno dei tanti BarCamp che, in numero sempre maggiore, si stanno svolgendo in Italia, le critiche sono giustificate. I BarCamp sono nati proprio per essere aperti alla partecipazione di tutti. Io credo basterebbe cambiargli nome…