Incoerenza sul P2P?

17 dicembre 2005

Questo post nasce dalla lettura di queste righe sul blog di Davidonzo; siccome il tutto risultava troppo lungo, ho preferito evitare di usare i commenti del blog.

Io sono del tutto contrario al P2P inteso come scambio di materiale protetto da diritti d’autore; se una persona decide di usarlo, deve essere consapevole che sta operando al di fuori della legge e che potrebbe subirne le conseguenze. Troppo comodo lamentarsi perché le pene sono del tutto sproporzionate rispetto al reato.

È del tutto inutile e ipocrita nascondersi dietro il dito della “lotta contro le major”: se stai scaricando l’ultimo album di Anastacia lo stai facendo perché non hai voglia di spendere i soldi per acquistarlo. Non me ne frega una beata cippa che il cd sia troppo caro: fanne a meno! Non te l’ha prescritto il medico di ascoltarlo.
Accendi la radio, collegati ad Internet ed ascolta le radio internazionali, scarica il disco o la canzone da iTunes: le alternative non mancano, peccato che manchi la volontà di vederle.

Lo stesso giudizio riguarda l’utilizzo di software non originale: se non puoi permetterti di spendere centinaia di euro per l’ultima versione di Windows, Office o di Photoshop, cerca delle alternative Open Source o Free Software (Linux, OpenOffice, Gimp), non issare la ridicola bandiera della lotta al monopolio di Microsoft.

Il discorso è sempre quello: le major non accettano il fatto che il p2p sia un nuovo competitor di mercato.

Ma stiamo scherzando? È come sostenere che il contrabbandiere di sigarette è un competitor della tabaccheria all’angolo! Come può un sistema illegale essere un competitor? Partendo da un presupposto palesemente errato tutto il resto del discorso è, senza offesa, fuffa 😉

Voi mirate a far soldi, quando il vostro core dovrebbe essere la soddisfazione del cliente…

Mi sa che non viviamo nello stesso mondo…
L’unico scopo di un’azienda è il profitto: in alcuni campi (ampia competizione) la “soddisfazione del cliente” è direttamente proporzionale al profitto, ma la “soddisfazione del cliente” non sarà mai l’obiettivo di un’azienda. Perché? Perché la “soddisfazione del cliente” non ti paga l’affitto alla fine del mese, i dipendenti, l’INPS, le tasse, ecc. ecc.


10 commenti/trackback a “Incoerenza sul P2P?”

  1. davidonzo scrive:

    Pseudo, io per primo mi sono sempre battutto per un uso LEGALE del p2p. Sostengo da sempre che l’uso illegale non è solo sbagliato, ma sta uccidendo il p2p!
    Che la signora abbia infranto la legge è chiaro, e va punita per il danno arrecato, ma in TUTTI i sistemi giudiziari la pena deve avere una certa equivalenza con il danno arrecato, e rovinare una famiglia per 30 mp3 non è cosa molto bella da fare…

    Il p2p E’ di fatto un competitor di mercato, altrimenti le major non farebbero tanto per sopprimerlo 🙂 .
    Il discorso è che ci si limita a pensare che competitors di mercato siano solo quelli palesi. Invece una visione allargata del mercato pone a considerare ANCHE il contrabbadiere di sigarette come competitors di mercato.
    Se un pacco di sigarette non avesse un prezzo che per il 95% è composto da tasse (tutte messe con la scusa di impedire l’acquisto e far smettere di fumare) allora il prezzo praticato dal contrabbadiere sarebbe non competitivo.
    Se le major non caricassero i costi del 300% dalla produzione al consumatore allora molti avrebbero convenienza a tenere un collegamento adsl NON flat, ed a spendere soldi per comprare i cd originali.

    Le major non vogliono abbassare la testa, e rimanere unici gestori del mercato. In qualsiasi paese l’antitrust avrebbe denunciato una situazione del genere, mentre le major potenti possono permettersi di comprare tutto. Ma il p2p non è gestibile da loro, ed allora non denuncio perchè subisco un danno, ma lo faccio perchè ne esca fuori una lezione per tutti.
    I signorotti se ne fregano una sega di quei 30 brani scaricati dalla signora. Loro volevano solo che una notizia tanto clamorosa si diffondesse, per spaventare!

    Ah, sono le stesse major che quando gli fa comodo, inneggiano alle teorie di mercato Smithiane che prevedono regolamentazione ZERO da parte di apparati statali 😉 .

    Sul discorso della soddisfazione del cliente, sappi che quello che hai detto è vero molto in parte.
    Solo attraverso la vera soddisfazione del cliente si riusciranno ad ottenere buoni risultati aziendali, sostenibili e sempre in crescita…
    Mai sentito parlare di normativa ISO? Sicuramente no se dici certe cose…

    Documentati prima di parlare di presupposti palesemente errati 😉

  2. maurizio scrive:

    Sono d’accordissimo con tutto quello che dici.
    L’importante è che le persone sappiano che stanno facendo qualcosa di illegale, dopodichè se vogliono continuare a farlo sono fattacci loro.

    Ti riporto comunque tre casi limite per il quale ritengo giusto fare dei distinguo.

    caso-1: Mi compro un ciddì. Vorrei ascoltarlo oltre che a casa sul mio super-stereo anche sul mio lettore mp3 mentre sono in giro.Problema: il ciddì è prottetto e non riesco a copiarlo. Che faccio ? Ci riununcio , lo compro anche su iTunes o lo scarico tramite p2p ?

    caso-2: Ho una collezione di cd che mi piace ascoltare saltando da un artista all’altro escludendo le cose che NON mi “piacciono”.
    Vorrei farmi delle MIE compilation.
    Problema: Da alcuni dei cd non riesco a estrarre le traccie. Che faccio ? Ci riununcio , le compro anche su iTunes o lo scarico tramite p2p ?

    caso-3: il mio cane decide che la sua dieta prevede l’assaggio di alcuni compact-disc causandone la rottura di alcuni mentre di altri ritiene sufficente lasciare l’impronta dei sui canini. Problema: Alcuni di questi cd risultano inutilizzabili.
    Che faccio ? Ci riununcio , li RI-compro o lo scarico tramite p2p ?

    Mi rendo conto che questi casi rappresentano 1% dell’utenza p2p, ma lo scagliarsi contro le major vuol dire anche fargli capire che se non mi permetti di fare della musica che compro l’uso che più di piace, le recupero per altre vie.

    Un ultima cosa… sto ascoltando l’ultimo lavoro Darkness, mi piace un casino e per natale me lo faccio regalare originale.
    Sono un caso senza speranza ?

  3. maurizio scrive:

    scusate 🙁 ancora una cosa …

    riporto quanto scritto su http://www.doom9.it/
    secondo me merita una riflessione …

    In che misura dovreste essere puniti per aver lasciato la vostra connessione wireless incautamente aperta sul mondo? La Paramount ha fissato un suo prezzo: 100’000 dollari nel caso in cui qualcuno si faccia venire la brillante idea di usare una simile connessione per condividere un film sulle reti P2P. La polizia non ha trovato alcuna prova del file in questione sul PC del malcapitato, e l’accusato ha dichiarato che qualcuno ha evidentemente abusato della sua connessione wireless. Questa decisione dovrebbe essere facile per un qualsiasi Tribunale, considerando il fatto che il sistema Legale USA è basato sull’affermazione fondamentale del “innocente fino a prova contraria”, e una videata di eDonkey con un indirizzo IP e un nomefile ben difficilmente possono ricondurre in maniera univoca il singolo individuo allo specifico upload.

  4. flod scrive:

    @Davidonzo: grazie mille per avermi dato dell’ignorante 😉

    Siccome non faccio il discografico, mi piacerebbe tanto capire da dove salti fuori il 300% di ricarico che indichi, anche se temo si tratti di una cifra sparata a caso 😉

    Mai sentito parlare di normativa ISO? Sicuramente no se dici certe cose…

    Per la mia esperienza le certificazioni (di questo stiamo parlando, giusto?), al di sotto di una soglia critica, sono solo costose e fastidiose etichette: tra i miei clienti ci sono aziende certificate a cui non affiderei nemmeno un paio di calzini bucati, altro che fiducia.

    Al di sopra di quella soglia minima, la soddisfazione del cliente conta poco o nulla; dai un’occhiata alle principali aziende di servizi italiane e dimmi: quante sono in quella posizione grazie alla soddisfazione del cliente? Nessuna.

    Ultima cosa: conosco poco o nulla delle varie teorie economiche, visto che ho altri interessi.
    Immagino tu sia laureato da poco tempo, azzardo in economia e commercio, alla ricerca di un lavoro adeguato al tuo titolo di studio. Di quanto ho sbagliato?

    A questo punto il mio dubbio è che tu debba ancora fare una piccola immersione nel mondo del lavoro, scoprendolo molto diverso dalla teoria.

  5. flod scrive:

    @maurizio:

    Premetto che ritengo i sistemi anticopia al limite della legalità, visto che dovrei aver diritto alla copia privata (la pago anche nel costo del supporto!).

    Caso1 e 2: è sempre possibile estrarre il contenuto di un cd audio, alla peggio passando attraverso sistemi analogici; da lì passare ad mp3 è un attimo.
    Caso3: se questo fosse accaduto 10 anni fa, come avresti reagito? Insultando il cane in almeno una decina di lingue e, nel caso fossi affezionato al disco, andando a malincuore a ricomprartelo 😉

  6. davidonzo scrive:

    I costi di replicazione di un supporto magnetico sono pari al quasi nulla. Basterebbe giracchiare un po’ per scoprire che un cd, con tanto di compenso per gli artisti e tutto il resto, ha un ricarico a dir poco assurdo!
    Scusa, oggi, i copyright più cari sono su canzoni storiche. La canzone che in assoluto ha il copyright più caro ad oggi è Starway To Heaven, dei Led Zeppelin (pensa che in UK nei negozi di musice c’è un divieto di suonarla anche per provare una chitarra…).

    Eppure i cd contenenti quella canzone (led zeppelin IV) hanno un costo molto contenuto. Per farla breve, si possono comprare senza svenarti.
    Come mai cd di ultima uscita con costi molto più contenuti in tal senso hanno un prezzo al pubblico di minimo 25 Euro?
    Perchè le ultime uscite hanno una domanda maggiore, perchè solo quel etichetta può offrire quella canzone, ergo: potere monopolistico! E TUTTI sanno che il potere monopolistico lo pagano i clienti 🙂 .

    Non ti ho dato dell’ignorante per cattiveria, io sono ignorante in una marea di cose, ma se dici che la soddisfazione del cliente vale niente, allora c’è qualcosa che ti deve essere ancora chiaro…
    Presumo tu sia un impiegato che svolge lavoro routinario, a cui non viene mai chiesto come fare le cose, ma solo di farle 😉

    Come te io sono ignorante in tantissimi argomenti, e prima di dire la mia cerco cmq di informarmi 🙂 .

    Se vuoi saperlo sono laureato da un anno e mezzo in economia e commercio e lavoro da tre anni in un tour operator in Sicilia. I nostri clienti sono italiani, francesi, inglesi, tedeschi, canadesi e statunitenzi, e non parlo di clienti diretti, parlo dei tour operator clienti.
    Ho progettato un sistema di qualità, senza certificazione, perchè hai ragione nel dire che è solo un bollino, e poi costa troppo la visita del certificatore 🙂 .

    Applicando un tipo di politica rivolta alla soddisfazione del cliente (anche se a volte costa!) siamo in crescita di fatturato e margini da tre anni, abbiamo clienti molto fidelizzati che scelgono noi anche se risparmierebbero da altri, solo perchè NOI diamo un prodotto di qualità.

    Non sono il mago del mondo del lavoro, ma una crescita del 486% di fatturato in un anno non mi sembra un risultato da niubbio lavorante 😉

  7. flod scrive:

    I costi di replicazione di un supporto magnetico sono pari al quasi nulla.

    Ma non è di questo che stiamo parlando 😉
    Non sto dicendo che il prezzo di un cd è basso o adeguato, anzi, ma non puoi nemmeno venirmi a dire che un cd appena uscito dovrebbe costare 5 euro 😉
    In ogni caso un album su iTunes costa meno di dieci euro, e ritengo che questo sia un prezzo ragionevole.

    Presumo tu sia un impiegato che svolge lavoro routinario, a cui non viene mai chiesto come fare le cose, ma solo di farle 😉

    Sbagliato, sono un consulente e non c’è nessuno che mi dice come fare il mio lavoro 😉
    Mi danno il problema, io risolvo (normalmente): a mia discrezione tempi, modi e costi.

    Non ti sto dando del niubbo lavorante, ma vorrei farti capire che tu hai davanti la tua situazione, a quanto pare ottimale, mentre io di situazioni ne ho incontrate qualche centinaio negli ultimi 5 anni.

    La mia attività si basa, per mia scelta, sulla soddisfazione del cliente; l’azienda principale con cui collaboro si basa sulla quantità dei clienti, e tanti saluti alla qualità del servizio.

    Altra cosa: lo sai che in certe realtà non puoi entrare semplicemente fornendo un prodotto migliore (qualità superiore e costo inferiore rispetto ai “competitor”)? Nemmeno ti prendono in considerazione, per i motivi più svariati. Sai, purtroppo, dove puoi metterti la soddisfazione del cliente in quei casi? 🙁

  8. davidonzo scrive:

    Beh, in primis, il discorso dell’impiegato etc etc era una chiara provocazione al tuo: non conosci il mondo del lavoro…
    Niente di che, tengo a chiarire che non ce l’ho con te, anzi, ti considero stimolante 😀 .

    La soddisfazione del cliente va vista in senso lato, e relativamente al mercato. Ipotesi: il mercato della varecchina. La varecchina ha una composizione chimica sempre uguale. Dove la compri e compri sarà sempre quella! Chi produce varecchina per rivenderla alle altre aziende cosa deve fare? Soddisfarle offrendo il prezzo più basso possibile, dimostrandosi efficiente nei tempi di consegna, ottimizzando il proprio processo.

    La varecchina è un mercato perfetto dal lato delle grandi aziende (l’utilizzatore finale è poi preso per il sedere con le marche e cretinate varie). La sua sostituibilità è del 100%.

    Anche io ho i clienti che mi chiedono un prodotto non qualitativo. Loro sono focalizzati sul prezzo, ma non c’è problema: dimmi quanto puoi spendere e ti darò il prodotto/servizio migliore che tu possa ottenere con quei soldi.

    Lo stesso dovrebbero fare nel mercato discografico, ma non sono abituati a farlo, proprio perchè le grandi etichette comprano quasi tutti gli artisti, tagliano le gambe alle etichette indipendenti (che non possono contare in una distribuzione decente) e via di prezzi alti, perchè i clienti non hanno alternativa!

    Il discorso sta sempre nell’ascoltare il cliente, ma è chiaro che è perfettamente inutile se il cliente non ha alternative a te, ed allora te ne puoi approfittare 🙂 .

    Un po’ la storia di M$. Conquista il mercato con una quota del 95%. Ora però la gente è informatizzata e comincia ad usare prodotti Open Source. Io stesso a casa ho linux, e non sono un esperto del pc…
    Ma ho un’alternativa valida.
    Reazione di M$? Pubblicità anche su TV nazionali. Stanno cominciando a capire che non sono infallibili 🙂 .

    Tutto questo posto che chi infrange la legge ne deve subire le conseguenze, ma il discorso è: scarico 30 mp3 illegalmente? Fammi pagare 3000 dollari di multa, che sono già una bella mazzata!
    Se mi costringi a pagare 22.500 dollari e la mia famiglia ha uno stipendio base di 1.000 dollari al mese, praticamente mi costringi ad indebitarmi per tutta la vita.
    E stiamo parlando di persone che non hanno ucciso nessuno!
    Le major hanno il diritto di richiedere un rimborso, ma non possono usare la cosa come pretesto per creare un caso mondiale a danno di una famiglia…

  9. flod scrive:

    Sull’ultimo punto (entità sproporzionata della pena) credo che siamo perfettamente d’accordo; rimane il fatto che ogni strumento deve essere utilizzato con consapevolezza (p2p o automobile che sia)

    Soddisfarle offrendo il prezzo più basso possibile, dimostrandosi efficiente nei tempi di consegna, ottimizzando il proprio processo.

    Quello che ti sto dicendo è che nella teoria è perfetto, nella pratica non è sempre vero. I motivi possono essere vari: solo per citarne un paio uffici acquisti più burocratizzati di un ministero, oppure parenti/amici che forniscono lo stesso prodotto.

    Anche io ho i clienti che mi chiedono un prodotto non qualitativo.

    Io invece parlo di aziende che si fondano sulla quantità, non delle richieste da parte del cliente.
    Io preferisco avere pochi clienti e gestirli al meglio, sono sicuro che verranno da me a comprare un pc anche se gli costa il tot % in più; molti lavorano sulle quantità, ammortizzando l’inevitabile insoddisfazione di alcuni di questi clienti.
    Per questo dico che la soddisfazione del cliente non è l’obiettivo primario di un’azienda; in alcuni casi è un mezzo per ottenere profitto, in altri nemmeno questo.

  10. davidonzo scrive:

    Beh, il discorso del prezzo più basso era specifico al mercato della varecchina…

    Gli uffici burocratizzati o il fornitore bestia, ma non lo cambio perchè è parente, sono realtà molto diffuse, io stesso le vivo di continuo… Rivendo servizi in pratica, ed a volte compro da chi a sua volta li ha comprati…
    E’ chiaro che queste sono situazioni non buone, ci sono sempre e da per tutto.

    Sul discorso della quantità vs qualità c’è sempre da capire chi è il tuo cliente.
    Se vendi pc in un grande ipermercato, il tuo cliente sarà (faccio un’ipotesi fra la miriade possibili) il padre che deve comprare il computer al figlio che lo userà per chattare, mandare mail e spippettarsi ogni tanto in qualche sito porno.
    Allora è normale che la prima cosa che ti chiederà il cliente è: quanto costa?.
    E’ normale anche avere personale NON all’altezza di una discussione sul clockaggio della CPU et simila… Ma difficilmente avrai di questi clienti, e cmq a te non interessano perchè non puoi personalizzargli il prodotto.

    Se al contrario hai il tuo bel negozio specializzato, il tuo cliente sarà probabilmente il più grande rompi @@ dell’universo. Ti chiederà la qualsiasi cosa, non comprerà MAI la configurazione base, si farà il pc pezzo a pezzo.
    Anche quando entra per comprare un solo componente, ti farà mille domande!

    Io ho da poco comprato un router, e l’ho preso in un negozio specializzato dove mi hanno risposto a TUTTE le domande che gli facevo in modo esauriente! E ne faccio tante io 😀 . Ho speso più di quanto avrei speso prendendo il prodotto nella GDO, ma sono stato ben felice di spendere più soldi, ma uscire da li tranquillo di non aver comprato una vaccata 🙂 .
    E sono sicuro che anche il padre del figlio spippettone esce dal grande magazzino contento. Perchè lui ha ottenuto quello che voleva. Un prodotto, magari mediocre per un esperto, ma per lui più che soddisfaciente, ad un prezzo più che accettabile.

    Molto dipende dal target…
    La qualità non è un concetto assoluto, dipende dalla realtà di riferimento.

    In tutto questo discorso è chiarissimo che un’azienda debba guadagnarci, perchè se vende sotto costo sempre ha vita breve 🙂 . La soddisfazione del cliente non deve andare a scapito della vita dell’impresa. Se un cliente mi chiede un prodotto e vuole un prezzo troppo basso, semplicemente non glielo vendo. A me capita spesso…

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