Di blog e diffamazione

10 giugno 2008

Sergio Sarnari, conosciuto ai tempi del barcamp marchigiano, scrive un post in cui parla delle sue disavventure con una ditta di arredamenti: il tono del post è civile, si tratta in fondo della cronologia quasi asettica degli avvenimenti.

In questi casi la società tirata in ballo ha due possibilità:

  • risolvere il problema del cliente, magari perdendoci qualche euro (esempio). Alla fine la spesa sarà inferiore a quella di una campagna pubblicitaria, il risultato quasi sicuramente superiore: con buone probabilità hai una persona, sul web e nella vita reale, che parla bene di te e del tuo lavoro e ne hai una in meno che si lamenta;
  • adire le vie legali, ritenendosi diffamata.

Valutando pro e contro, mi sembra evidente quale delle due strade sia più conveniente (ammesso di non chiedere 400.000€ come risarcimento, cercando anche di capire come venga formulata tale cifra), ma evidentemente non tutti la pensiamo allo stesso modo.

P.S. a tempo perso consiglio la lettura della parte Perry Mason di questo post, e spero vivamente che Sergio abbia verificato per bene che l’autore dell’ultimo commento sia chi sostiene di essere 😉

P.P.S. forse è davvero il caso di comprare mobili da Ikea e scrivere solo cazzate sui blog (più gente, più commenti, meno sbattimento)


18 commenti/trackback a “Di blog e diffamazione”

  1. dema scrive:

    Lo sai che non ci avevo pensato che il commento di querela possa essere un fake !

  2. flod scrive:

    Più che altro sono i tempi stretti che mi fanno pensare (la prima udienza sarebbe tra una settimana) 😕

    Siccome Sergio non mi sembra uno sprovveduto, spero che abbia scritto una mail all’amministratore delegato per verificare che il commento fosse effettivamente suo e non di qualche furbo.

    Detto questo, come si fa a valutare un danno del genere in “minimo 400.000€”?? Mi verrebbe voglia di controllare il bilancio di quell’azienda per capirne le dimensioni (in quanto società di capitali il bilancio è depositato e pubblico)

  3. flod scrive:

    Leggo da più parti che i tempi non sono troppo stretti in caso di ex art. 700 c.p.c. 🙁

  4. miki64 scrive:

    E’ schifoso quello che sta accadendo a quel blogger…. 🙁

  5. Felter Roberto scrive:

    perchè non passi inosservato:
    http://blog.felter.it/2008/06/denuncia-anche-me-blog-e-diffamazione.html
    Qui c’è il ribbon da poter mettere sui propri blog 😀

  6. flod scrive:

    @Felter

    Eri finito nello spam (te lo dico perché magari Akismet ti sega altri commenti in altri blog 😉 )

  7. Indigo scrive:

    Ciao Pseudotecnico,

    giusto per precisare il 700 non si usa per chiedere risarcimenti, salvo in casi molto particolari (ad esempio se senza il risarcimento l’azienda X rischiasse di fallire).
    In un caso come questo l’unica cosa che potrebbero chiedere d’urgenza, a quanto mi consta, sarebbe la rimozione dell’articolo, per altro già effettuata dal blogger.

  8. Sergio scrive:

    Ovviamente è tutto vero,
    la procedura d’urgenza è rivolta solo alla rimozione del post/blog (speriamo solo post).

    Grazie di tutto,
    vi terrò aggiornati.

  9. flod scrive:

    Ma hanno potuto usare la procedura d’urgenza considerando quel post come diffamazione a mezzo stampa??

  10. miki64 scrive:

    Avranno oliato le ruote giuste.
    Comunque, se si cerca “Mosaico Arredamenti” su Google ci fanno una pessima figura…
    Contenti loro…

  11. Indigo scrive:

    La questione del 700 è più sfumata. In pratica quello che succede è che si va dal giudice dicendo “io voglio fare causa a Tizio, ma nel tempo che la giustizia ci mette a fare il suo lavoro (tempo molto lungo) per accertare il merito ti chiedo (o giudice) un provvedimento cautelare”.
    Il principio alla base è che il tempo necessario all’azione di merito non vada a danno dell’attore “vittorioso” (o meglio che abbia buone probabilità). Il provvedimento cautelare è per sua natura provvisorio e strumentale alla sentenza finale. Il giudice rilascia il provvedimento, che può avere il contenuto più vario (max discrezionalità del giudice, ma NO risarcimento), se ritiene che sussistano due condizioni:
    – probabilità che il giudizio di merito abbia buon esito (o fondatezza del diritto affermato)
    – pericolo di un pregiudizio imminente e irreparabile
    Può imporre cauzioni alla parte che se ne avvantaggia. Detto questo, sempre nella pratica, succede che talvolta il provvedimento ex 700 sia l’unico obiettivo della parte attrice e che quindi non segua nessun processo di merito (es. Sergio rimuove il post o viene obbligato a farlo e l’azienda non vuole danni). Inoltre va sottolineato che il giudice ha enorme discrezionalità sul SE concedere il provvedimento e sul suo contenuto. Direi che per certi versi è un po’ imprevedibile (come sempre quando si passa dal giudice).

    Quanto sopra sia perché sono prolisso, sia per dire che non è necessario lamentare il reato di diffamazione a mezzo stampa, è sufficiente che il permanere dell’articolo costituisca fonte di pregiudizio imminente e irreparabile, quale che sia (anche che nessun cliente verrà più dopo aver letto il post, senza che si integri nessun reato e che ad esempio si intenda promuovere solo un’azione civile per danni).

    Onestamente mi sembra che le dimensioni del blog di Sergio non siano tali da poter generare un pregiudizio imminente ed irreparabile, e 400.000 euro di risarcimento sono folli. Inoltre, speriamo, la libertà di manifestazione del pensiero dovrebbe proteggerlo ampiamente.

  12. miki64 scrive:

    Io aggiungo: Sergio dovrebbe rivolgersi ad un’associazione di consumatori come Altroconsumo.
    Fino a prova contraria, Sergio è un consumatore prima che un blogger e quindi loro potrebbero patrocinargli questa causa.

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