Il blogger evasore

1 marzo 2008

Tu, blogger che raccogli qualche decina (o centinaia, o migliaia) di $ al mese con il tuo blog e ti lamenti pure perché non ti pagano in €, ti sei mai posto il problema del trattamento fiscale di questi guadagni?

Gli introiti derivanti da Google Adsense, programmi di affiliazione varia, vendita di link et similia non costituiscono prestazione occasionale e non sono “altri redditi” da inserire in dichiarazione. Questo significa che dovresti avere una partita IVA per poter dichiarare quei guadagni ed essere in regola, in caso contrario sei un evasore fiscale. Hai voglia poi a lamentarti di Valentino Rossi.

Per approfondire ecco un paio di link dall’ottimo forum di Giorgio Tave: profilo IVA di Google AdSense, AdSense e Partita IVA.

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48 commenti/trackback a “Il blogger evasore”

  1. Sbronzo di Riace scrive:

    è un tema dibattuto.

    Se uno ha già la partita IVA per altri motivi OK ma se uno deve aprire la partita IVA solo per dichiarare qualche decina di dollari (in euro ancora meno) alla fine non conviene e diventa evasore.

    La legislazione fiscale dovrebbe adeguarsi ai tempi che cambiano, differenziando tra chi lo fa come un vero lavoro o trae guadagni consistenti da Adsense e similiari e da chi ne fa un uso amatoriale (tipico dei siti o blog personali).

    Ma sappiamo che in Italia siamo maestri per incasinare tutto e rendere la vita difficile anche a chi vuole essere onesto.

  2. flod scrive:

    Se uno ha già la partita IVA per altri motivi OK ma se uno deve aprire la partita IVA solo per dichiarare qualche decina di dollari (in euro ancora meno) alla fine non conviene e diventa evasore

    Esatto 😉

    In realtà la soluzione è molto più semplice: togli gli AdSense.

  3. Emanuele scrive:

    Se non sbaglio se gli introiti sono sotto i 3000€ l’anno non c’è bisogno di alcuna partita iva…
    Ciao,
    Emanuele

  4. flod scrive:

    Sbagli 😉

    link

  5. Emanuele scrive:

    Uhm e per chi ancora non fa alcuna dichiarazione dei redditi in quanto inserito in un nucleo familiare?
    Ciao,
    Emanuele

  6. flod scrive:

    Per dichiarare quei guadagni devi avere partita IVA, quindi non sei più a carico e devi fare la tua dichiarazione. Bello, vero? 😉

  7. Emanuele scrive:

    Buh, io ho sempre saputo della soglia dei 3000€. Tra l’altro giusto oggi Google ha inviato il primo bonifico…
    Adesso vado a nascondermi da qualche parte!
    Ciao,
    Emanuele

  8. Felter Roberto scrive:

    Ti consiglio di leggere qui:
    http://tax-appeal.blogspot.com/2008/01/adsense-per-i-privati-che-non.html
    A mio parere è il comportamento più corretto da tenere.
    Non serve per forza la Partita IVA.

  9. flod scrive:

    @felter

    Io non sono un commercialista, posso solo dirti che non sono d’accordo con quanto espresso in quel post (naturalmente è un semplice parere personale).

    A mio parere, parlando di adsense non si può coinvolgere il discorso del lavoro occasionale, in quanto non c’è una attività lavorativa alla base, non si opera attivamente, anzi, è vietato dal contratto sollecitare i click, e quindi si ragiona su un servizio, una prestazione, che è la messa a disposizione di uno spazio all’interno di un proprio sito o blog.

    Questo considera gli AdSense come scollegati dal contenuto:
    * se non aggiorno i contenuti del sito, difficilmente ci saranno visitatori e clic con relativo guadagno
    * gli annunci sono generati in base al contenuto

    Stesso discorso vale per la vendita di link: vendo link perché ho visibilità e pagerank alto, questa situazione è una diretta conseguenza della frequenza di aggiornamento dei contenuti (e quindi del mio lavoro).

    Personalmente trovo anche discutibile utilizzare come discriminante l’importo guadagnato: se guadagno 10 è “altri redditi”, se guadagno 10000 è reddito d’impresa.

  10. Sbronzo di Riace scrive:

    Ma se uno è impresa perchè mette i banner di adsense e deve fare gli adempimenti di una impresa ha diritto a detrarre i costi per l’energia elettrica del computer o il costo della connessione internet?

    Può ammortizzare il costo del computer e delle periferiche?

    Ha diritto a chiedere eventuali contributi tipo gli incentivi o finanziamenti alla imprenditoria giovanile, femminile, aree svantaggiate eccetera?

    Può usufruire di eventuali detassazione degli utili reinvestiti qualora esistano leggi apposite?

    Se uno è impresa sul fronte dei doveri non dovrebbe esserlo anche sul fronte dei diritti?

    E qui cascherebbe l’asino. E il cuneo fiscale finisce sempre in quel posto 🙂

  11. flod scrive:

    Se il tuo lavoro consiste nel mantenere aggiornati dei siti è ovvio che tu potrai scaricare le spese legate alla tua attività (nelle percentuali stabilite per legge). Sei un’impresa, con doveri, vantaggi e svantaggi.

    P.S. non cadere nell’errore “partita iva=scarico tutto” 😉

  12. Sbronzo di Riace scrive:

    io mi riferivo ad un blog amatoriale che viene considerato impresa nel momento in cui inserisce adsense.

    Questo è quel che capisco leggendo sul forum di Tave

    Era per far capire l’assurdità e la rigidità delle norme fiscali.

    Che cosa costerebbe al fisco inserire una nuova categoria di redditi in cui far confluire i piccoli guadagni di adsense di blog e siti amatoriali?

    Il fisco ci guadagnerebbe qualcosina perchè recupererebbe un po’ di evasione e molta gente starebbe tranquilla.

  13. flod scrive:

    Il problema di fondo è un altro, e sfugge a molti: non lo prescrive il dottore di mettere gli AdSense 😉

  14. Felter Roberto scrive:

    MA non lo vieta nemmeno, e dichiarare il reddito da Adsense nel 730 come “redditi diversi” a mio parere è il comportamento più corretto.
    Se poi guadagni 10000E allora conviene a te fare la partita iva, visto quello che ci pagheresti di detrazioni altrimenti.

  15. flod scrive:

    MA non lo vieta nemmeno, e dichiarare il reddito da Adsense nel 730 come “redditi diversi” a mio parere è il comportamento più corretto.

    Ripeto il concetto: se gli introiti da AdSense si inquadrano come reddito d’impresa (e questo non lo determina l’entità ma la natura del reddito) conta poco che siano 100€ o 10000€ 😉

  16. Felter Roberto scrive:

    Infatti “…SE gli introiti da AdSense si inquadrano come reddito d’impresa…”
    Ma se non sei una impresa si inquadrano come “redditi diversi”.

  17. DElyMyth scrive:

    Quello che mi ha detto il mio commercialista a suo tempo e’ stato molto chiaro: Hai AdSense? Devi dichiararlo.
    Ho posto le mie rimostranze per l’importo, che all’epoca era discretamente basso (oggi la questione e’ diversa), e mi ha detto che non importa, e’ un reddito e in quanto tale va dichiarato.
    Non ogni mese, ma ad ogni pagamento.
    Quindi anche se sono 10 Euro al mese, dichiari il tuo pagamento annuale.
    Ma quello lo devi dichiarare.
    Come, veditela con il commercialista 😛
    (tecnicamente i minorenni dovrebbero far dichiarare l’adsense ai genitori)

  18. flod scrive:

    @felter

    Il “se” dipende dalle interpretazioni della legge non dal fatto di avere già una partita IVA.

  19. Felter Roberto scrive:

    A mio parere, ovviamente, se hai partita Iva, l’adsense lo devi dichiarare come una qualsiasi altra entrata, con le scadenze relative (mensile, trimestrale ecc. ricordo che puoi avere regimi agevolati con scadenze diverse).
    Se non hai Partita Iva, l’introito da Adsense, va inserito (prendo i riferimenti dalle istruzioni per il 730/2007 ma quest’anno non dovrebbe essere diverso) nel quadro D “altri redditi” rigo D4.
    Riporto dalle istruzioni:
    “colonna 1 inserire codice 6 – per i redditi derivanti dall’utilizzazione economica di opere dell’ingegno, di brevetti industriali e di processi, formule e informazioni relativi ad esperienze acquisite in campo industriale, commerciale o scientifico, che sono percepiti dagli aventi causa a titolo gratuito (ad es. eredi e legatari dell’autore o inventore) …” e mi sembra che se gli adsense sono legati a quanto uno scrive sul sito siano appunto in questa condizione oppure più genericamente
    “colonna 1 inserire codice 7 – per i redditi derivanti da attività commerciali non esercitate abitualmente” se semplicemente si è venduto link su uno spazio personale.

    I limiti entro cui uno deve o meno dichiarare le rendite sono semplicemente quelli per cui devi o non devi fare il 730 a seconda del tuo reddito COMPLESSIVO. (ossia adsense + stipendi + ecc.ecc.)

    Voglio vedere, se fai una cosa di questo genere, chi viene a dirti “dovevi aprire una Partita iva… sei in torto..”

    Questo, torno a dire, IMHO (grosso una casa) 😀

  20. miki64 scrive:

    Quasi quasi apro pure la partita IVA al mio figliolo, viste le mance che percepisce settimanalmente dal nonno…

    Scusate l’OT

  21. flod scrive:

    Perchè AdSense non è “Altri redditi”: link1, link2.

    Tratto dal link2 (parere dell’AdE non verificabile, purtroppo, e che in ogni caso non fa legge)

    Proprio in riferimento a tale ultima precisazione, pare di poter affermare che l’apertura di un sito web, con inserimento di banner pubblicitari a pagamento, possa configurarsi come attività di prestazione di servizi non occasionali anche in presenza di accessi saltuari.
    Di conseguenza per lo svolgimento di tale attività si renderà necessaria l’apertura della partita Iva con la conseguente costituzione di impresa individuale.
    Rivolgendosi all’Ufficio dell’Agenzia delle Entrate competente potrà valutare il regime fiscale, anche agevolato, più adatto alla sua situazione.

    In sostanza: dichiarando i 100$ nel 730 in Altri Redditi, stai evadendo qualche migliaio di € di Inps, Inail e tasse assortite.

    Voglio vedere, se fai una cosa di questo genere, chi viene a dirti “dovevi aprire una Partita iva… sei in torto..”

    A mio modo di vedere è più probabile che l’AdE contesti qualcosa a questa persona che non a chi non dichiara nulla.

  22. Sbronzo di Riace scrive:

    Ma infatti io non contestavo l’attuale interpretazione delle norme.

    Semplicemente volevo sottolineare che è assurdo equiparare un blogger amatoriale a Punto Informatico ad esempio.

    Entrambi inseriscono il medesimo codice javascript ed ottengono la visualizzazione degli annunci, ma dietro PI c’è una struttura d’impresa, uno staff, dei collaboratori eccetera.

    E’ la legislazione attuale che dovrebbe essere modificata in modo da stabilire quando determinati guadagni rientrino nella categoria reddito d’impresa e quando no.

    Tre persone potrebbero fare lo stesso lavoro di idraulico ma uno è un artigiano, un altro un dipendente, un altro uno che fa un lavoretto occasionale.

    Quello che voglio dire è che la legislazione dovrebbe adeguarsi ai tempi che cambiano o comunque dovrebbe avere entro certi limiti una certa flessibilità.

    E’ la rigidità della normativa che produce effetti nefasti.

  23. maga scrive:

    e quindi tu PseudoTecnico come sei messo? 🙂

  24. flod scrive:

    Che con AdSense guadagno poco o nulla ma ho una partita IVA da 4 anni (come artigiano, iscritto alla Camera di Commercio), quindi fatturo.

    Al massimo l’unica cosa che potrebbero contestarmi è che questo guadagno non rientra a pieno nel mio codice attività, ma dal momento che incide per lo 0.4% non credo sia un problema.

  25. maga scrive:

    io avevo chiesto un anno fa al mio commercialista ma non mi ha mai risposto (della serie, mi sa che non sa neanche cosa siano), ho pensato visto che ho avuto un paio di incassi nel 2007 glielo dirò quando mi preparerà la dichiarazione dei redditi per il 2007 e ci penserà lui cosa fare, io a suo tempo glielo avevo chiesto.
    Cioè se io ho un paio di blog amatoriali con i miei amici e metto gli annunci AdSense dovrei anche aprirmi la Partita IVA per questi futuri e miseri guadagni? E che attività dichiaro? Creazione siti web? E dovrei aprirmi anche le posizioni INPS e INAIL?
    Ho capito che non sono obbligato a mettere gli annunci AdSense, il mio era un modo per coprirmi delle spese dell’hosting ma se uno deve fare così conviene allora togliere tutto.

  26. flod scrive:

    Purtroppo la situazione è paradossale ma è questa 🙁

    Peraltro, a meno che la situazione non sia cambiata (hanno modificato i codici atecofin due volte negli ultimi anni), la creazione siti web non esiste nemmeno, per cui ti iscrivi come artigiano e codice attività “Altre attività software” 😕

  27. Luca Agostinis scrive:

    Ragazzi basta lamentarvi! Il nostro legislatore ha finalmente accolto le vostre lamentele (peraltro giustissime) e ha istituito la figura dei contribuenti minimi, cioè fino a 30.000 euro, con adempimenti ridottissimi; codici Atecofin li hanno per l’appunto cambiati nel 2007 per il 2008 e vi consiglio, per esempio, un bel 61.90.99 oppure un bel 62.09.09, oppure un po’ quello che vi pare, visto che, a meno che non dichiariate qualcosa di completamente assurdo, mi han detto all’agenzia delle entrate che loro non discutono….
    Ultima chicca: siete anche esenti dagli studi di settore.
    Ovviamente dovete iscrivervi alla gestione Inps separata per lavoratori autonomi.
    Assolutamente non come artigiani, primo perché non c’entra, secondo perché i versamenti minimi sono di duemila e passa euri all’anno.

  28. flod scrive:

    Non sono così sicuro che il discorso artigiani sia del tutto campato in aria (link) 😉

  29. Luca Agostinis scrive:

    Mah ho letto il link e mi sembra che con la questione dei siti e dei blog di cui si parla c’entri veramente poco….

    Con l’iscrizione agli artigiani e al registro delle imprese hai decisamente sbagliato.

    Poi, se a te piace la soluzione di artigiano, che ti posso dire, fa pure, sbagli, perché non fai attività di impresa, ma continua pure…

    Per gli altri che magari leggono queste righe consiglio di andare agli uffici Inps e di seguire le loro indicazioni

    Saluti

  30. flod scrive:

    Poi, se a te piace la soluzione di artigiano, che ti posso dire, fa pure, sbagli, perché non fai attività di impresa, ma continua pure…

    a) faccio tutt’altro lavoro, la realizzazione di siti è una parte minima del mio fatturato; la scelta di iscrivermi come artigiano non è mia ma del consulente che mi ha seguito e mi segue ancora oggi (e, per quanto possa valere, la ritengo corretta);
    b) io di sicuro non ho le competenze per considerare fuffa il parere di un consulente (e quello che hai letto è il parere di un dottore commercialista, di sicuro non un incompetente) 😉

  31. Felter Roberto scrive:

    beh, anche quello che ti ho segnalato io è il parere di un dottore commercialista, ma mi sembra che tu l’abbia discusso. Ed in ogni caso il dottore commercialista a cui mi sono rivolto io, l’artigiano lo ha escluso quasi subito.
    P.S. tenete presente che probabilmente abbiamo ragione e torto tutti, visto che se ci fosse una logica nella “finanza italiana” non ci sarebbero queste discussioni 😀

  32. flod scrive:

    beh, anche quello che ti ho segnalato io è il parere di un dottore commercialista, ma mi sembra che tu l’abbia discusso.

    Vero, ho espresso un dubbio sul punto di partenza del suo discorso (adsense slegati da contenuti e quindi dal lavoro necessario per produrli e mantenerli aggiornati), specificando che si trattava di un parere personale.

  33. Luca Agostinis scrive:

    “io di sicuro non ho le competenze per considerare fuffa il parere di un consulente (e quello che hai letto è il parere di un dottore commercialista, di sicuro non un incompetente)” guarda io sono brusco ma non ho vis polemica, il punto è che il parere di un tecnico bisogna saperlo leggere, io non faccio il cardiologo, ma il consulente fiscale, e ti dico che l’artigiano per il blogger non ha senso, per quello infatti ti ho detto che il tuo link c’entrava poco. Se fai solo denari coi click e con compensi su piccoli software che fai, l’inquadramento giusto è redditi da royalties e opere dell’ingegno. NESSUNA FATTURA E NESSUN INPS E NESSUN LIMITE DI REDDITO. Dovrebbe essere rigo L24 dell’Unico persone fisiche. Il fisco italiano è una giungla, d’accordissimo, ma questo è l’ABC. Se invece vai in giro con la tua borsettina dei cacciaviti a riparare i software aziendali e a sbloccare le stampanti, allora sì che sei un artigiano del software, ma questa è un’altra storia… nevvero?

  34. Luca Agostinis scrive:

    Scusate, dimenticavo, poi finisco, chiaro che se prendi poche centinaia di euro dalle tue royalties e sei sotto i limiti di imposta da versare, non devi nemmeno fare la dichiarazione dei redditi

  35. flod scrive:

    Se fai solo denari coi click e con compensi su piccoli software che fai, l’inquadramento giusto è redditi da royalties e opere dell’ingegno. NESSUNA FATTURA E NESSUN INPS E NESSUN LIMITE DI REDDITO. Dovrebbe essere rigo L24 dell’Unico persone fisiche.

    Ancora non mi è chiara una cosa: a prescindere dalla questione artigiano/camera di commercio/ecc. ecc., secondo te è possibile inserire in dichiarazione i compensi derivati da AdSense senza bisogno di partita iva? Non c’è un limite a questo tipo di redditi?

    Sinceramente mi sfugge come AdSense – escludo il discorso piccoli software – possa rientrare nello sfruttamento di opere dell’ingegno: di fatto offri uno spazio pubblicitario, e come detto gli annunci dipendono da quanto scritto (pubblicità contestuale) e la loro redditività dipende dalla qualità del sito (accessi, argomenti, piazzamento, ecc. ecc.).

    P.S. per toglierti il dubbio, io mi occupo principalmente di assistenza software e hardware presso clienti, quindi vendita e riparazione di pc (con necessità di accedere alla vendita all’ingrosso), installazione di piccole reti, ecc. ecc.

  36. Luca Agostinis scrive:

    ECCOMI allora, innanzi tutto scinderei la tua attività da quella di adsense, nel senso che è del tutto diversa, quindi se tu l’assoggetti a IVA, secondo me dovresti aprire, paradossalmente un altra partita iva! Poi, ovviamente, anche l’eventuale verificatore non credo ti venga a fare le pulci per poche centinaia di euro, che perdipiù hai fatturato…
    Detto questo, il discorso poi si fa più complesso, nel senso che io potrei sostenere che tu non vendi spazi pubblicitari, ma tu CREI QUALCOSA, la gente viene a leggerti e intanto legge anche la pubblicità… E’ un’altro soggetto che vende gli spazi, fattura, riscuote eccetera. A te arriva una frazione di questo, ma ti arriva grazie a quello che hai creato, come che per esempio i compensi che arrivano a un giornalista che scrive per METRO, solo che tu sei pagato diciamo, a percentuale. Io, anche per semplificarmi la vita, lo ammetto, li metterei tra i diritti d’autore et similia. Certo che se tu ti occupi anche di posizionarli, di riscuotere e di vendere gli spazi è prevalente l’attività imprenditoriale. Io però non starei a spaccare il capello in 4 per una cosa simile.
    Dimenticavo, anche se si dichiarano tra i redditi diversi si possono scaricare i costi!!!! Se invece li metti tra i diritti d’autore no, perché hai la deduzione forfetaria. Ciao e non preoccuparti troppo che la GdF ha altro da fare che perseguitare i bloggers!!!

  37. Luca Agostinis scrive:

    Ho capito adesso perché sei iscritto alla Cciaa…
    HO NECESSITA’ DI ACCEDERE ALLA VENDITA ALL’INGROSSO!!!
    Giusto allora… Ma non c’entra con adsense, che io ritengo frutto del tuo lavoro intellettuale, non di pubblicitario, che fa Google! Non sei tu che vendi gli spazi, non sei tu che riscuoti dagli inserzionisti, non sei tu che aggiorni gli annunci, tu ti occupi solo della parte intellettuale ed è per quello che sei pagato. Ma scusa se io scrivo un diario e poi mi pagano per gli annunci che mette Google cosa sono un pubblicitario?
    Non c’è limite comunque ai diritti d’autore, chiedilo a Faletti se vuoi 😉

  38. flod scrive:

    Oddio, sempre più incasinato 🙁

    Anche io sono sicuro che la Guardia di Finanza abbia di meglio da fare che controllare un blogger che tira su 100$ all’anno di AdSense, l’idea alla base di questo post era quella di buttare un sasso nello stagno: sono sicuro che molti non si siano mai posti il problema di dichiarare simili guadagni (e, in alcuni casi, i 200-300$ sono al mese, non all’anno).

    Grazie comunque per la disponibilità 😉

  39. flod scrive:

    Ma scusa se io scrivo un diario e poi mi pagano per gli annunci che mette Google cosa sono un pubblicitario?

    Non sono un pubblicitario ma cedo uno spazio da adibire a pubblicità, la pubblicità è legata al contenuto ma allo stesso tempo è una cosa separata: non ho controllo sul testo che viene pubblicato, io produco i contenuti che ci stanno attorno ma non la pubblicità vera e propria che genera rendita.

    In questo senso ho difficoltà a considerare quei guadagni esclusivamente come frutto del mio lavoro intellettuale.

  40. Luca Agostinis scrive:

    Secondo me tu non cedi gli spazi, di spazi Google ne ha a bizzeffe, tu cedi il diritto a Google di usare il tuo testo-foto-filmati, per attirare internauti, i quali vengono poi invogliati a ricevere un messaggio pubblicitario (totalmente fuori dal tuo controllo). In questo senso tu cedi dei diritti. Non c’è nessuna attività d’impresa, come hai giustamente sottolineato tu, il blogger si occupa solo del contenuto “intellettuale” tutta l’attività organizzativa pubblicitaria imprenditoriale è delegata. In questo senso io li vedo come diritto d’autore. Ora chiudo perché poi, alla fine, ognuno fa quel che crede giusto o pratico, al dilà di disquisizioni più teoriche che pratiche. Ciao!

  41. barba scrive:

    Personalmente non so nemmeno se ci arrivo a 100 euro l’anno, ma il problema me lo posi lo stesso.
    E dopo lungo pensare ho deciso che non me ne frega nulla, sarà un discorso qualunquista, ma lo Stato REGALA un’immensità di denaro a fiat ed alitalia, paga politici e finanzia giornali di partito che vengono riciclati prima ancora di entrare nelle edicole, si rifiuta di controllare gli evasori che possono appoggiare candidature.
    Quei 100 euro (e proprio perchè solo 100) sono miei, solo miei, e col pipi che li dichiaro a chicchessia.

  42. Massimo scrive:

    Ciao a tutti, mi inserisco nella discussione perché interessa anche a me.

    In linea di principio sarei daccordo con Barba, senonché mi preoccupa l’eventulitá di venire “pizzicato” con la mia evasione di ben 75.90 Euro nel 2007, che a dirla tutta non mi copre manco le spese di mantenimento del sito, che é amatoriale e non a fini di lucro.

    Purtroppo peró non ho idea di che rischi corro e vorrei poi dover spendere soldi per un avvocato per dover patteggiare per pochi euro (non solo Valentino e di avvocati per fortuna non ne ho mai avuto bisogno per ora).

    Quindi se fosse possibile dichiare (per me dipendente) questa “grassa rendita” su Adsense in modo semplice lo farei a occhi chiusi.
    Mi pare veramente grottesco essere obbligati ad aprire una partita IVA per una cosa del genere.

    Ovviamente la soluzione piú logica a questo punto sarebbe togliere Adsense (e mettere tutto di tasca mia per mantenere il mio sitarello) solo che ormai per il 2007 una versamento ce l’ho.

    Questa comemricalista dice che lo si puó mettere nei redditi diversi.

    http://tax-appeal.blogspot.com/search/label/adsense%20trattamento%20fiscale

  43. flod scrive:

    @Massimo
    Praticamente impossibile darti una risposta, considerando che ogni professionista ti darà un parere diverso 🙁

  44. Massimo scrive:

    A questo punto allora mi piacerebbe sapere, se qualcuno é in grado di rispondere, cosa si rischia nel concreto nel caso si venisse “pizzicati” dal fisco, per quote cosí esigue, cioé dell’ordine di un centinaio di Euro l’anno

  45. Carlo scrive:

    Che schifo,

    politici ladri ed arraffoni, nonchè tossicodipendenti (il 33%)

    e noi che ci smazziamo per qualche centinaio di dollari.

    Ma che si andassero a buttare da un ponte

  46. marcogiallo scrive:

    Qualche commento (e diversi mesi) fa avevo affermato che non me ne sarebbe fregatu nulla, e mai avrei aperto partita iva per dichiarare i proventi di adsense e simili.

    Invece sono curioso, mi piace star tranquillo, avevo in mente di vendere qualche mia creazione online, e così mi sono un pò informato, uffici, commercilaista, modello Unico ecc ecc.

    Oggi invece viene approvata una legge che sospende tutit i processi precedenti al 2002 e con condanna inferiore ai 10 anni, alcuni parlamentari giustificano addirittura questa manovra dicendo che ci sono ben altri crimini da combattere, senza perdere tempo con processi inutili.

    Ecco, io non voglio entrare nel merito di conflitti di interessi più o meno diffusi, tantomeno voglio entrare nella sfera partitica, però col CAXXO che perdo un’altra mezz’ora in un ufficio qualsiasi per trovare il modo di essere in regola (per i miei 100 euro).

    Spero che anche il mio eventuale reato, processo e conseguenze varie vengano considerate inutili, almeno al pari di quello di trafficanti, corrotti e corruttori, sfruttatori e stupratori.

  47. Tootricks scrive:

    Difendere valentino rossi…è a dir poco eccessivo,anche ammesso che non si richiedere la partita iva se si è sotto una determinata quota non so se sono 2500 o 4500.
    Faccio notare che rossi ha evaso 60 milioni..poi visto che l’italia è un paese del ***o pieno di evasori anche il difeso valentino se l’è cavata pagando manco 1/10 del dovuto…cmq trovami dei blogger che percepiscono cosi tanto poi ne riparliamo
    Saluti

  48. democrazia turnaria scrive:

    “Gli ultra ricchi, i padroni, non evadono le tasse, le riscuotono.
    Stato e fisco sono roba loro, non nostra. Lo stato non siamo noi, lo stato è contro di noi.
    Non capisco la follia di coloro che, pur rendendosi conto che lo stato è un privatissimo strumento di depredazione in mano a famiglie di scadenti potentati, vogliono conferire a questo stato-strumento più poteri, più funzioni, più tasse, più soldi, contro gli interessi della propria famiglia. E’ come darsi la zappa sui piedi.” ( Filippo Matteucci )

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