Visto che tanti ne parlano in questi giorni, stamattina ho deciso di dare una rapida occhiata a Vivaldi sul mio Mac.
Primo momento di smarrimento: per aprire il .dmg è obbligatorio accettare un accordo di licenza (EULA). Francamente non ricordo l’ultima volta che sia successo per un browser. Firefox, ad esempio, ha about:rights, ma si tratta di una barra informativa visualizzata al primo avvio e non impedisce all’utente di utilizzare il software.
Siccome l’EULA non è lunghissima, decido di leggerla. Ed ecco il secondo momento di smarrimento:
Without limiting the foregoing, you are neither allowed to (a) adapt, alter, translate, embed into any other product or otherwise create derivative works of, or otherwise modify the Software ; (b) separate the component programs of the Software for use on different computers; (c) reverse engineer, decompile, disassemble or otherwise attempt to derive the source code for the Software, except as permitted by applicable law; or (d) remove, alter or obscure any proprietary notices on the Software, or the applicable documentation therefore.
Uhm, OK. Poco sopra dicono che il browser è Open Source (EDIT: vedi commenti, in realtà dicono che Vivaldi utilizza codice Open Source di altri progetti, ma NON è Open Source), andiamo a cercare il codice: niente GitHub o link a VCS (male), c’è un link per scaricare un malloppo di quasi 600 MB, e non è nemmeno la versione che ho installato (1.0.303 vs 1.0.435).
Poi subentra la deformazione professionale: qualche stringa in inglese qua e là nelle preferenze, inconsistenze e piccoli errori (es. “Cerca Bing” invece di “Cerca con/in Bing” nella barra di ricerca), qualche decisione non condivisibile (“trasferimenti”, “dati riservati”), ma tutto sommato al di sopra delle mie aspettative per un browser appena nato.
Ho anche provato a cercare i file della localizzazione all’interno del sorgente (superficialmente), ma non sono riuscito a trovare nulla.
La prima impressione? La quantità di opzioni è devastante. Ricorda molto i primi tempi di Firefox, dove tutto era personalizzabile, perfino all’eccesso.
Vivaldi è un progetto interessante e coraggioso, per cui sono davvero curioso di vedere se avrà successo, al contrario di Brave (per quanto rispetto abbia per Brendan): non credo che il loro modello di business – sostituire pubblicità brutte, sporche e cattive con le proprie – sia eticamente apprezzabile. Personalmente ho anche qualche dubbio sulla legalità dell’approccio – la tua pubblicità viene visualizzata tra i contenuti del mio sito, e non è la pubblicità che io ho scelto di mostrare, mi stai privando di un ritorno economico e stai guadagnando in qualche modo dalla visualizzazione dei miei contenuti – ma visto che nessuno ha ancora fatto causa ad AdBlock Plus, immagino non sia un problema così facile da definire.