Qualche giorno fa una persona mi ha chiesto a bruciapelo: “Cosa ne pensi dei blog ultimamente?” In modo stranamente istintivo ho risposto: “Ultimamente ne ho un po’ piene le balle”.
Passano i giorni e il malessere non si affievolisce, peggiora.
La sensazione è quella di trovarsi in una colossale assemblea di condominio, dove le persone che urlano riescono immancabilmente a sovrastare tutte le altre. La vecchia signora acida del terzo piano attacca con una lamentela qualsiasi e tutti si uniscono, fino a quando le voci si confondono in un unico fastidioso e incomprensibile vociare. Tu stai zitto, fuso in modo innaturale a una sedia di plastica quasi sicuramente made in China: hai la buona abitudine di parlare solo quando hai qualcosa di interessante da dire e non ti è mai piaciuto il ruolo della pecora nel gregge. L’unico risultato che ottieni è che qualcuno ti guarda di traverso, cercando di capire i “reali” motivi del tuo ostinato e assordante silenzio.
Ogni tanto vien voglia di ricominciare a scrivere per quattro gatti, senza che le persone riescano ad associare le cose che stanno leggendo alla tua faccia. Senti il formicolio nelle mani, il bisogno di dare un taglio netto alla parte social. Hai voglia di sparare a zero su quei quattro stronzi che si alzano alla mattina con il bisogno fisiologico di controllare la propria posizione sulla classifica dei blog, il loro pagerank, gli introiti accumulati durante la notte (perché prima di andare a dormire una controllata la danno comunque), i link in ingresso.
Senti crescere la voglia di prendere il tuo feed reader, liberarlo dalle erbacce a colpi di napalm. Insomma, tutto fuorché un lavoro di precisione: se ci saranno vittime innocenti sarà per una buona causa.
Poi ti fermi, rifletti e ti rendi conto che grazie a ‘sto cavolo di blog hai conosciuto persone vere, belle. Che forse vale la pena continuare a scrivere in questo piccolo web-monolocale per non chiudere la porta in faccia a queste opportunità. Forse vale la pena salvare il lato umano del blog, ammesso che questa espressione abbia un senso.
A quel punto metti da parte il napalm e dai comunque una sforbiciata qua e là, che hai bisogno di vedere un’ombra di cambiamento e dare una minima soddisfazione al tuo lato sanguinario.
Chissà, la prossima volta potrebbe essere la volta del napalm. Comunque vada sai di non essere solo.
