Kubuntu 6.10 Edgy Eft

30 ottobre 2006

Vista la disponibilità di Kubuntu 6.10 (dal 26 ottobre), ho deciso di scaricarla ed installarla sul mio iMac con Parallels: come per Windows XP ho creato una macchina virtuale con 512MB di Ram e 8Gb di disco.

Prima considerazione: la decisione di Ubuntu di eliminare l’installer tradizionale e trasformare il cd di installazione in un live-cd è interessante e comoda, peccato che rallenti in maniera considerevole i tempi di avvio.

installazione.png

Finita l’installazione, ecco sorgere i primi problemi:

  • l’interfaccia è in inglese, non c’è traccia dell’italiano
  • la risoluzione massima disponibile è 1024×768

Veniamo alle soluzioni (si suppone che la macchina virtuale sia correttamente connessa ad Internet).

Impostare l’italiano

  • Andare nel menu KDE->System->Language support
  • Selezionare Italian nell’elenco, verranno scaricati e installati i relativi pacchetti

Nel mio caso l’operazione si è interrotta ed ho dovuto dare un sudo dpkg --configure -a per sbloccare il database.

Aumentare la risoluzione massima

Per prima cosa bisogna agire a livello di Parallels (naturalmente la macchina virtuale deve essere ferma):

  • selezionare la macchina virtuale, fare clic sul pulsante EDIT
  • nella sezione VIDEO verificare che sia attivo il flag su “Enable custom screen resolution” e aggiungere la risoluzione desiderata: nel mio caso 1200×960
  • salvare le modifiche e avviare Kubuntu

A questo punto da terminale digitare sudo dpkg-reconfigure xserver-xorg e aggiungere 1280×960 alle risoluzioni disponibili.

Conclusioni

L’unico problema rimasto è la chiusura: lo shut-down non avviene completamente e bisogna bloccare manualmente la macchina virtuale (con relativo avviso di possibile perdita di dati). Su questo punto non ho ancora trovato una soluzione (solo conferme) :(

Tag Technorati: ,

Mark Shuttleworth, finanziatore di Ubuntu (distribuzione basata su Debian), interviene sulla diatriba tra Debian e Mozilla. Se qualcuno di voi non sa di cosa sto parlando, in estrema sintesi queste sono le posizioni dei due contendenti:

  • posizione Debian: noi modifichiamo il codice sorgente di Firefox per distribuirlo in Debian, eliminiamo il logo perché non è free ma Mozilla ci impedisce di chiamare questo browser Firefox. A questo punto noi facciamo il fork e creiamo la nostra serie di prodotti: IceWeasel (Firefox), IceDove (Thunderbird), IceApe (SeaMonkey).
  • posizione Mozilla: se Debian vuole modificare il codice è libera di farlo. Allo stesso tempo le trademark policies di Mozilla sono chiare: se Debian vuole continuare a chiamare questo browser Firefox le modifiche devono essere approvate da Mozilla (come già fanno altre distribuzioni come RedHat e Novell). Nell’ottica di Mozilla il trademark serve a garantire la qualità del prodotto “Firefox”.

Cito solo le parti più interessanti del lungo post

It’s worth bearing in mind that Debian’s position on both free software and trademarks is very complex and not entirely consistent. Consider the recent decision to ship Etch with proprietary software built in. Firmware is in most cases X86, PPC, Mips or ARM code (architectures Debian supports) for which real source in C exists – but that source code is of course not provided. Also consider Debian’s own trademark policy which, while liberal, still restricts what can be done.

La politica di Debian sul free software e i trademark è molto complessa e non del tutto coerente: Etch contiene software proprietario, ci sono dei limiti chiari sulle possibilità di utilizzo del nome “Debian” e del logo.

I hope that the lead we have established with Ubuntu and Mozilla will benefit Debian, establishing a precedent that allows both groups to get what they want.

“Speriamo che Debian possa beneficiare dell’accordo tra Ubuntu e Mozilla” (Ubuntu 6.10 contiene un “fully branded” Mozilla Firefox 2); visto il tono delle risposte lato Debian ne dubito.

Should Debian settle on IceWeasel, thats fine and dandy and does not mean that anybody should call them “fundamentalists”, as I’ve seen happening. Neither should Mozilla’s position give anyone in the Debian camp cause to imply that Mozilla are corporate junky marketroids. They simply are not. They’re damn good browser innovators, and they publish their code under free software licenses because that’s what they think is the right thing to do.

Debian and Mozilla should be able to work together effectively on a browser, even if they can’t agree on a way to call it Firefox.

Diamo un’occhiata ad una delle risposte dal fronte Debian.

This time, Christopher Beard, Mr Mozilla® Marketing is talking about Firefox® in Ubuntu, that it’s great, Ubuntu is a good boy, that it cooperates with Mozilla®, and that by cooperating, it can use the great Firefox® name and logo.

To be honest, I don’t care that Ubuntu calls Firefox® Firefox® instead of Iceweasel or whatever. I don’t care that Ubuntu doesn’t care about freedom as much as Debian does. I could not care less.

Non ho le capacità tecniche per confermare o smentire quanto scritto nel resto del post; certo è che il tono è tutto fuorché conciliante e che, probabilmente, Christopher Beard non la racconta giusta quando scrive

Firefox in Ubuntu represents a somewhat more modest set of divergences from original Mozilla source code

Con tutti i link presenti in questa pagina ognuno potrà farsi la propria opinione: la mia, da semplice utente occasionale di Linux, è che Debian sia troppo concentrata sull’aspetto politico del free software e che questo scontro non porterà a niente di buono per il mondo Open Source.


Problema: durante l’installazione di una distribuzione recente di Linux su un mini-itx EPIA-M (nel mio caso la scheda madre è una EPIA ME-6000 LVDS), subito dopo le schermate testuali lo schermo diventa completamente illeggibile (verificato con diverse distribuzioni tra cui Kubuntu, Ubuntu Server, SME Server).

Soluzione: disattivare il frame-buffer.

Nel caso di SME Server: premere SHIFT durante il boot e digitare linux nofb (vedi bug relativo)

Nel caso di Ubuntu Server 6.06: selezionare il tipo di installazione, premere F6 per accedere alle Other Options, dopo i “–” della stringa esistente lasciare uno spazio e digitare debian-installer/framebuffer=false (ricordando che, con la tastiera americana attiva, il carattere “/” si ottiene premendo il tasto “-”, “=” con il tasto “ì”, “-” con il tasto “‘”).

UPDATE: per la cronaca, Ubuntu Server 6.06 termina correttamente l’installazione ma non riesce ad avviarsi (kernel 2.6.15-23-server): praticamente fa il reboot subito dopo aver decompresso il kernel. Per il momento ho trovato questo bug, spero di riuscire a trovare una soluzione :?

UPDATE 2: direi che c’è qualche problema con la iso di ubuntu-server (vedi forum)


Linux – SME Server

18 settembre 2005

Proseguono le prove con quello che dovrebbe diventare un mail&samba server: oggi ho provato a scaricare ed installare SME Server 6.01.

È una distribuzione Linux decisamente atipica: l’unica richiesta in fase di installazione è quella che permette di optare per l’installazione su singolo hard-disk oppure in RAID1 software su due hard-disk.

L’installazione dura circa 15 minuti; al termine della prima configurazione, l’amministrazione del server può essere svolta completamente da remoto tramite interfaccia web.


Kubuntu

4 settembre 2005

Approfittando di un pc che gira per casa da qualche mese (dual processor AthlonMP con 1 Gb di ram), ho provato a scaricare ed installare Kubuntu Linux 5.04.

Devo ammettere che, dopo essere passato per Gentoo, provare ad installare Kubuntu è stato davvero un piacere: nel giro di un’ora scarsa tutto installato e funzionante! In questo preciso istante sto scrivendo da Firefox 1.0.6 in italiano proprio sul pc in questione.
Gentoo è sicuramente una distribuzione straordinaria, totalmente personalizzabile, ma non tutti possono permettersi di perdere 12 ore per avere un kde funzionante ;-)

A questo punto si tratta di capire se riesco ad eliminare tutto ciò che non mi serve e farci un mail server alla buona …


Interessante lettura

5 agosto 2005

A chi non l’avesse già fatto, consiglio la lettura di questo Linux per Futili Motivi HOW-not-TO; a parte qualche piccola imprecisione, direi che si tratta di opinioni equilibrate ed interessanti.

Per assurdo, questo link l’ho scoperto tempo addietro in mezzo alla spazzatura dei commenti di ZioBudda; a questo proposito, perché siti come ZioBudda e soprattutto Punto Informatico non limitano i commenti ad utenti registrati?
Ci sarebbe anche da discutere sulla qualità dei link di ZioBudda: al 99% puntano ad un blog (sfigato) che ricicla la notizia di un altro blog (leggermente meno sfigato) che a sua volta ricicla una notizia (vecchia) di slashdot o simili, senza nemmeno aggiungere uno straccio di commento e opinione personale.