twitterIeri sera ho ricevuto l’invito a partecipare alla traduzione collaborativa di Twitter (vedi gruppo relativo su Google Groups): incuriosito, ho accettato l’offerta e mi sono iscritto al gruppo di discussione. Questa mattina ho avuto modo di provare il sistema di traduzione, e devo ammettere che si tratta di uno strumento molto interessante:

  • il box di traduzione, dove possibile, indica all’interno della pagina la stringa che si sta traducendo (in pratica si tratta di un layer mobile sovrapposto alla pagina);
  • vengono visualizzati suggerimenti proponendo la traduzione eseguita da altre persone (ho provato una trentina di stringhe, ma di suggerimenti non ne ho visti);
  • è possibile tradurre tutte le stringhe senza lo strumento contestuale (al momento sono 1399).

Detto questo, l’operazione in sé presenta dei grossi limiti:

  • ho la sensazione che la scelta degli utenti sia stata fatta senza particolari filtri. Se ci sono 100 potenziali traduttori, e di questi solo 5 hanno esperienze significative di localizzazione, il rischio è quello di avere una traduzione di scarsa qualità e poco uniforme;
  • la mancanza di un leader e di regole di stile condivise a priori è un buon metodo per creare un’accozzaglia di stringhe, non un prodotto localizzato a dovere;
  • dal punto di vista tecnico: delle “localization note” associate alle stringhe contenenti variabili e parti da non tradurre sarebbe molto più utile del generico avviso che si ottiene quando si inizia la traduzione.

In realtà il problema principale è un altro: perché mai dovrei tradurre gratuitamente un’applicazione web che raccoglie milioni di dollari? Per avere un badge nel mio profilo che mi segnala come traduttore e farmi bello con gli amici? Per vedere nuove funzioni in anteprima (ma di cui non potrò parlare)?

Là fuori ci sono centinaia di progetti Open Source alla costante ricerca di localizzatori per software e documentazione: se avete tempo libero da dedicare alla traduzione, il mio consiglio è quello di utilizzarlo per queste attività, non per tradurre Twitter. Pensate ai prodotti Open Source che utilizzate quotidianamente e provate a dare un’occhiata sui rispettivi siti, difficilmente rifiuteranno un aiuto (per Mozilla Italia ci sono almeno un paio di progetti costantemente aperti e altri in attesa di cure e affetto).

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10 commenti/trackback a “A proposito della traduzione di Twitter”

  1. Bl@ster scrive:

    Ben detto! :D
    Firmato uno dei traduttori del Debian Securing Manual :P

  2. wolly scrive:

    Sottoscrivo anche gli spazi :-)

  3. Napolux scrive:

    Opinione condivisibile: non vuol dire però che non si possa fare l’una e l’altra cosa ;)

    Le mie motivazioni qui.

    Firmato “uno che ha switchato ad Ubuntu poco tempo fa ma che la usa solo in inglese” ;)

  4. Dario Salvelli scrive:

    Dài sono dei furbetti, alla fine non credo di contribuire se non per il minimo. Cioè non è crowd 2.0 questo qui però ho trovato comunque questo sistema uno dei migliori tra i servizi 2.0 che hanno usato questo escamotage.
    Sui software open source concordo!!!

  5. Underpass scrive:

    Come hai detto tu, il problema fondamentale è il problema del QA della traduzione e la mancanza di coordinamento.

    Con queste premesse vorrei proprio sapere che cosa ne verrà fuori, ma non uso Twitter – anzi, magari poi qualcuno mi spiega a che cosa serve perché per quanti sforzi abbia fatto non l’ho mai capito… :P

  6. D# scrive:

    Sono stato il primo traduttore italiano di Kile (editor di testi open source per KDE specializzato in LaTeX); la prima traduzione l’ho fatta artigianalmente, poi il team italiano di traduzione KDE mi ha invitato ad iscrivermi alla newsletter in cui si dicutevano gli “standard” di traduzione, per avere un’interfaccia utente coerente in termini tra le varie applicazioni. In seguito ho abbandonato la traduzione (poco tempo a disposizione e poca voglia di documentarmi su tutte le convenzioni; tuttavia contribuirò alle traduzioni dei moduli Drupal che userò) ma mi stupisce che una piattaforma miliardaria come Twitter abbia degli standard di qualità di traduzione inferiori a KDE.

  7. flod scrive:

    Firmato “uno che ha switchato ad Ubuntu poco tempo fa ma che la usa solo in inglese”

    E perché la usi in inglese? Perché la qualità della traduzione è pessima? Allora sai già cosa fare ;-)

  8. mario scrive:

    Ormai mi sono abituato ad utilizzare software e servizi web in inglese, quindi il fatto che twitter sia tradotto o meno non mi tocca direttamente. In ogni caso sono favorevole alle traduzioni per venire incontro a chi non conosce bene l’inglese.

    Tornando al tema principale del post, ovvero al motivo che spinge gli utilizzatori a diventare traduttori, penso che la ragione principale sia il sentirsi parte dello sviluppo. In ambito open-source questo ha piu’ senso, pero’ non me la sento di criticare chi accetta di collaborare con twitter.

  9. Napolux scrive:

    E perché la usi in inglese?

    Perché ormai utilizzo quasi tutto in inglese ;)

  10. elisabetta bertinotti scrive:

    La frase che mi ha veramente collpito di questo articolo è questa:
    In realtà il problema principale è un altro: perché mai dovrei tradurre gratuitamente un’applicazione web che raccoglie milioni di dollari? Sono pienamente d’accordo con te. Un label cosi’ non serve a nulla l’idea del gratuito specialmente di questi tempi è disgustoso. Penso che a parte le azioni caritative tutto ha un prezzo, specialmente quando si ha di fronte un’attività business più che florida. Lavorare per la gloria non serve nulla – il denaro non è un optional.

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